
La decisione del Brasile di rinunciare unilateralmente ai visti per soggiorni brevi per i cittadini cinesi dall'11 maggio 2026 sta già dando i suoi frutti. Secondo i dati sugli arrivi della Polizia Federale, diffusi dal Ministero del Turismo il 18 giugno, a maggio sono entrati nel paese 15.380 viaggiatori cinesi, un aumento senza precedenti del 75% rispetto allo stesso mese del 2025. Le autorità spiegano che la crescita è quasi equamente divisa tra turisti leisure, legati a viaggi per fiere commerciali di giugno a San Paolo, e operatori aziendali interessati a concessioni infrastrutturali. Dietro questi numeri c’è una spinta aggressiva allo sviluppo del mercato. Il ministro del Turismo Gustavo Feliciano ha trascorso la prima settimana di maggio a Shanghai promuovendo le destinazioni brasiliane presso un’associazione che rappresenta 3.000 agenzie cinesi e firmando un accordo di marketing digitale con Trip.com. Nello stesso roadshow Embratur ha lanciato una guida agli investimenti in mandarino, evidenziando progetti alberghieri per 4,5 miliardi di dollari, accessibili ai fondi azionari cinesi senza limiti di proprietà dal 2025. Si amplia anche la connettività aerea: China Southern aggiungerà da ottobre un volo bisettimanale Guangzhou–San Paolo, mentre LATAM è in “trattative avanzate” per riattivare entro dicembre il triangolo sospeso Pechino–Lima–San Paolo, soggetto all’approvazione del quinto diritto di traffico. Gli aeroporti di Rio e Foz do Iguaçu si stanno affrettando a installare segnaletica in mandarino e moduli doganali con QR code per facilitare il flusso in vista dell’alta stagione 2026-27. Per i retailer brasiliani e gli organizzatori MICE, la strategia immediata è chiara: adattare i sistemi di pagamento a UnionPay e Alipay, formare il personale di front line in mandarino base e snellire le procedure di rimborso fiscale post-vendita. Gli albergatori del corridoio di Iguaçu stanno già rivedendo i contratti di assegnazione camere per permettere il rilascio delle allotment di gruppo a 30 giorni dall’arrivo, anziché i consueti 60, in linea con le finestre di prenotazione più brevi dei viaggiatori cinesi. Sul lungo termine, gli analisti del settore vedono nella rinuncia un test decisivo per futuri negoziati di reciprocità; Pechino ha lasciato intendere che un giro di vite sulle violazioni dei visti potrebbe accelerare l’esenzione totale reciproca.
Fonte: Ministério do Turismo
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