
Il Ministero degli Affari Esteri del Brasile (Itamaraty) ha inviato un memo urgente al palazzo presidenziale il 2 febbraio 2026, richiedendo un ulteriore stanziamento di 350 milioni di R$ per garantire il funzionamento di ambasciate e consolati fino alla fine dell’anno. Nel documento, il Ministro degli Esteri Mauro Vieira segnala un «rischio imminente» di ritardi nei pagamenti degli stipendi al personale locale, mancati pagamenti degli affitti e la sospensione dei servizi consolari di base, inclusi il rilascio di passaporti e l’elaborazione dei visti.
Sebbene la richiesta riguardi principalmente i costi operativi, i responsabili della mobilità aziendale sono consapevoli delle conseguenze indirette: qualsiasi interruzione nel rilascio dei visti all’estero o nei servizi passaporti per i dirigenti brasiliani potrebbe compromettere le tempistiche dei progetti, soprattutto in mercati dove il Brasile dispone di un solo ufficio consolare.
Vieira sottolinea che la maggior parte dei contratti di locazione delle ambasciate scade nei primi cinque giorni di ogni mese; il mancato pagamento potrebbe esporre il governo a sanzioni e persino allo sfratto. Il memo avverte inoltre che il supporto logistico per i viaggi presidenziali e i preparativi per l’organizzazione della COP-30 in Brasile potrebbero risentirne.
Gli esperti di bilancio spiegano che la crisi deriva da un più ampio tetto alla spesa federale e dal deprezzamento del real, che aumenta i costi in valuta forte all’estero. Il Congresso potrebbe approvare un credito supplementare già a metà febbraio, ma eventuali ritardi costringerebbero il ministero degli Esteri a selezionare i servizi da mantenere, dando priorità all’assistenza d’emergenza e ai documenti di viaggio rispetto alle pratiche ordinarie per i visti.
Le aziende con un’ampia popolazione di espatriati dovrebbero monitorare il calendario legislativo e prevedere tempi più lunghi per le domande presentate presso gli uffici brasiliani all’estero. I lavoratori autonomi che si autofinanziano potrebbero considerare di presentare la domanda subito per evitare possibili ritardi in caso di interruzione dei fondi.
Sebbene la richiesta riguardi principalmente i costi operativi, i responsabili della mobilità aziendale sono consapevoli delle conseguenze indirette: qualsiasi interruzione nel rilascio dei visti all’estero o nei servizi passaporti per i dirigenti brasiliani potrebbe compromettere le tempistiche dei progetti, soprattutto in mercati dove il Brasile dispone di un solo ufficio consolare.
Vieira sottolinea che la maggior parte dei contratti di locazione delle ambasciate scade nei primi cinque giorni di ogni mese; il mancato pagamento potrebbe esporre il governo a sanzioni e persino allo sfratto. Il memo avverte inoltre che il supporto logistico per i viaggi presidenziali e i preparativi per l’organizzazione della COP-30 in Brasile potrebbero risentirne.
Gli esperti di bilancio spiegano che la crisi deriva da un più ampio tetto alla spesa federale e dal deprezzamento del real, che aumenta i costi in valuta forte all’estero. Il Congresso potrebbe approvare un credito supplementare già a metà febbraio, ma eventuali ritardi costringerebbero il ministero degli Esteri a selezionare i servizi da mantenere, dando priorità all’assistenza d’emergenza e ai documenti di viaggio rispetto alle pratiche ordinarie per i visti.
Le aziende con un’ampia popolazione di espatriati dovrebbero monitorare il calendario legislativo e prevedere tempi più lunghi per le domande presentate presso gli uffici brasiliani all’estero. I lavoratori autonomi che si autofinanziano potrebbero considerare di presentare la domanda subito per evitare possibili ritardi in caso di interruzione dei fondi.
Fonte: Folha do Estado