
Nuovi dati del Dipartimento degli Affari Interni, pubblicati il 6 maggio, rivelano che il 38% delle domande di visto studentesco presentate dallo Sri Lanka a febbraio 2026 sono state respinte, un aumento significativo che riflette un più ampio giro di vite sull’integrità nei mercati di origine del Sud Asia. Secondo la Direttiva Ministeriale 115, introdotta lo scorso anno, gli addetti ai casi devono applicare un test più rigoroso per verificare la “genuinità dello studente” e collegare le soglie di rifiuto al rating di rischio di conformità dell’istituto educativo. Quando le iscrizioni superano i limiti consentiti, le domande vengono rallentate o respinte direttamente. Lo Sri Lanka si unisce così a Nepal (65%), Bangladesh (51%) e India (40%) nel gruppo ad alto rischio, mentre il tasso di rifiuto per la Cina resta basso, al 3,5%. Per università e istituti professionali, l’aumento dei rifiuti mette a rischio gli obiettivi di iscrizione per il secondo semestre e riduce le entrate da tasse; diverse istituzioni regionali hanno già segnalato possibili tagli al personale. Gli studenti devono affrontare tempi di attesa più lunghi, maggiori requisiti di prova e il rischio di perdere le caparre non rimborsabili in caso di diniego del visto. I team di mobilità aziendale che utilizzano il percorso dal visto studentesco a quello da laureato per assicurarsi giovani talenti — soprattutto nei settori IT e infermieristico — dovranno prepararsi a un bacino di laureati sud-asiatici più ridotto nel 2027-28 e potrebbero dover ampliare le attività di reclutamento in mercati alternativi come Vietnam o America Latina.
Fonte: VisaVerge