
Il voto del Parlamento Europeo del 18 giugno sul nuovo Regolamento sui Rimpatri ha suscitato forti reazioni nella società civile italiana. L’agenzia protestante NEV riporta che le ONG religiose considerano il testo – che prevede la detenzione fino a due anni e centri di accoglienza offshore – come un vero e proprio “schiaffo in faccia” a soli due giorni dalla Giornata Mondiale del Rifugiato. Gli attivisti temono che questo modello possa aprire la strada al controverso piano italiano di esternalizzare le procedure d’asilo all’Albania e scoraggiare le richieste di protezione. Avvertono inoltre che gli uffici immigrazione di Roma, che già gestiscono meno di 20 domande al giorno, rischiano di congestionarsi ulteriormente se gli ordini di allontanamento accelerati intaseranno i tribunali amministrativi. Il dibattito è rilevante anche per i datori di lavoro che impiegano personale con status umanitario: se più persone entreranno nei canali di rimpatrio, i permessi di lavoro potrebbero scadere senza preavviso, creando problemi di conformità. Le aziende dovrebbero quindi predisporre piani di emergenza e mantenere un dialogo aperto con i dipendenti coinvolti sul loro status legale. Il ministero dell’Interno sostiene che procedure di rimpatrio più rapide a livello UE restituiranno credibilità al sistema d’asilo e libereranno risorse per i rifugiati veri. Resta però da chiarire come concilierà le disposizioni sulla detenzione con i limiti costituzionali italiani alla libertà personale.
Fonte: Agenzia NEV
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