
Il panorama politico di Praga è cambiato il 3 novembre 2025, quando l’ex primo ministro Andrej Babiš e il suo movimento ANO hanno formalmente siglato un accordo di coalizione con l’estrema destra SPD e il partito dei manifestanti automobilisti.
Il blocco a tre partiti detiene 108 dei 200 seggi della camera bassa, aprendo la strada al ritorno al potere di Babiš entro metà dicembre. Al centro del programma di coalizione di otto pagine c’è un impegno esplicito a ritirare il sostegno della Repubblica Ceca al Nuovo Patto UE su Migrazione e Asilo, a rifiutare le quote obbligatorie di ricollocamento e a inasprire le norme nazionali sull’asilo. I partiti promettono di introdurre una legge “zero-quota” entro 100 giorni, destinando maggiori risorse al controllo delle frontiere e a velocizzare le espulsioni.
I gruppi imprenditoriali con ampie forze lavoro straniere osservano con attenzione. CzechInvest e la Camera di Commercio Americana hanno avvertito che cambiamenti bruschi nelle trattative a livello UE potrebbero danneggiare la reputazione del Paese tra le multinazionali che si affidano a trasferimenti intra-aziendali e ai talenti con Blue Card. I responsabili HR stanno già rivedendo piani di emergenza nel caso in cui i tempi di elaborazione si allunghino o le quote si riducano nel 2026.
La coalizione intende inoltre usare la maggioranza per modificare la Lex Ucraina, ponendo fine al rinnovo automatico della protezione temporanea per gli ucraini dopo marzo 2026. Le ONG temono che decine di migliaia possano cadere in uno status irregolare, mentre i datori di lavoro nei settori manifatturiero e IT avvertono che perderebbero personale critico.
Per i manager della mobilità globale la conclusione immediata è l’incertezza: progetti che presupponevano regole stabili a livello Schengen potrebbero ora richiedere nuovi margini di costo e tempi. Gli esperti consigliano di verificare le pipeline di assegnazione e accelerare le pratiche finché valgono ancora le regole del governo uscente.
Il blocco a tre partiti detiene 108 dei 200 seggi della camera bassa, aprendo la strada al ritorno al potere di Babiš entro metà dicembre. Al centro del programma di coalizione di otto pagine c’è un impegno esplicito a ritirare il sostegno della Repubblica Ceca al Nuovo Patto UE su Migrazione e Asilo, a rifiutare le quote obbligatorie di ricollocamento e a inasprire le norme nazionali sull’asilo. I partiti promettono di introdurre una legge “zero-quota” entro 100 giorni, destinando maggiori risorse al controllo delle frontiere e a velocizzare le espulsioni.
I gruppi imprenditoriali con ampie forze lavoro straniere osservano con attenzione. CzechInvest e la Camera di Commercio Americana hanno avvertito che cambiamenti bruschi nelle trattative a livello UE potrebbero danneggiare la reputazione del Paese tra le multinazionali che si affidano a trasferimenti intra-aziendali e ai talenti con Blue Card. I responsabili HR stanno già rivedendo piani di emergenza nel caso in cui i tempi di elaborazione si allunghino o le quote si riducano nel 2026.
La coalizione intende inoltre usare la maggioranza per modificare la Lex Ucraina, ponendo fine al rinnovo automatico della protezione temporanea per gli ucraini dopo marzo 2026. Le ONG temono che decine di migliaia possano cadere in uno status irregolare, mentre i datori di lavoro nei settori manifatturiero e IT avvertono che perderebbero personale critico.
Per i manager della mobilità globale la conclusione immediata è l’incertezza: progetti che presupponevano regole stabili a livello Schengen potrebbero ora richiedere nuovi margini di costo e tempi. Gli esperti consigliano di verificare le pipeline di assegnazione e accelerare le pratiche finché valgono ancora le regole del governo uscente.
Fonte: Reuters