
In una cerimonia al Castello di Praga il 9 dicembre 2025, il presidente Petr Pavel ha giurato il miliardario populista Andrej Babiš come prossimo primo ministro della Repubblica Ceca. Il movimento ANO, fondato da Babiš, ha vinto le elezioni parlamentari di ottobre con un programma che univa promesse di maggiori spese sociali a una dura critica delle normative UE su clima e asilo. Poche ore dopo la nomina, Babiš ha confermato che la sua coalizione includerà il partito di estrema destra Libertà e Democrazia Diretta (SPD) e il partito monodimensionale Motoristi per Sé, garantendo al nuovo governo una solida maggioranza di 108 seggi su 200 nella Camera dei Deputati.
Per i responsabili della mobilità globale il cambio di governo è rilevante perché sia ANO che SPD hanno fatto campagna promettendo di opporsi al Patto UE su Migrazione e Asilo, inasprire i controlli sui lavoratori extra-UE e ridurre i programmi di supporto ai rifugiati ucraini. I negoziatori della coalizione hanno già redatto una “dichiarazione programmatica” di 20 pagine che prevede limiti annuali ai visti umanitari, l’abolizione del diritto automatico di ricongiungimento familiare per i titolari di protezione e l’introduzione di un sistema di permessi di lavoro a punti, favorendo settori strategici come l’elettronica per la difesa e la produzione di batterie.
Babiš ha inoltre indicato che Praga si unirà a Ungheria e Slovacchia nel contestare davanti alla Corte di Giustizia UE le regole obbligatorie di condivisione degli oneri, qualora il patto entri in vigore nel 2026. Contemporaneamente ha cercato di rassicurare gli investitori, affermando che le aziende manifatturiere dipendenti da lavoratori di paesi terzi “riceveranno quote prevedibili legate a carenze comprovate.” Le associazioni di categoria hanno accolto con favore questa sfumatura, ma hanno avvertito che un taglio brusco dei permessi potrebbe aggravare il già grave deficit di 200.000 posti di lavoro.
In politica estera il premier entrante ha promesso una linea “pragmatica”, accennando a un parziale ridimensionamento dell’aiuto militare ceco a Kiev e a una revisione delle sanzioni che “danneggiano più gli esportatori cechi che la Russia.” I partner europei, tra cui Germania e paesi nordici, hanno espresso preoccupazione ma hanno dichiarato che giudicheranno il governo in base ai suoi voti a Bruxelles.
Si prevede che il governo sarà nominato prima del Consiglio Europeo del 18-19 dicembre, offrendo a Babiš un palcoscenico di rilievo per illustrare le sue richieste in materia di migrazione. Le aziende con flussi di trasferimenti verso la Repubblica Ceca dovrebbero monitorare attentamente i prossimi decreti ministeriali, in particolare quelli riguardanti i trasferimenti intra-aziendali e gli specialisti ICT, attualmente beneficiari di canali accelerati semplificati.
Per i responsabili della mobilità globale il cambio di governo è rilevante perché sia ANO che SPD hanno fatto campagna promettendo di opporsi al Patto UE su Migrazione e Asilo, inasprire i controlli sui lavoratori extra-UE e ridurre i programmi di supporto ai rifugiati ucraini. I negoziatori della coalizione hanno già redatto una “dichiarazione programmatica” di 20 pagine che prevede limiti annuali ai visti umanitari, l’abolizione del diritto automatico di ricongiungimento familiare per i titolari di protezione e l’introduzione di un sistema di permessi di lavoro a punti, favorendo settori strategici come l’elettronica per la difesa e la produzione di batterie.
Babiš ha inoltre indicato che Praga si unirà a Ungheria e Slovacchia nel contestare davanti alla Corte di Giustizia UE le regole obbligatorie di condivisione degli oneri, qualora il patto entri in vigore nel 2026. Contemporaneamente ha cercato di rassicurare gli investitori, affermando che le aziende manifatturiere dipendenti da lavoratori di paesi terzi “riceveranno quote prevedibili legate a carenze comprovate.” Le associazioni di categoria hanno accolto con favore questa sfumatura, ma hanno avvertito che un taglio brusco dei permessi potrebbe aggravare il già grave deficit di 200.000 posti di lavoro.
In politica estera il premier entrante ha promesso una linea “pragmatica”, accennando a un parziale ridimensionamento dell’aiuto militare ceco a Kiev e a una revisione delle sanzioni che “danneggiano più gli esportatori cechi che la Russia.” I partner europei, tra cui Germania e paesi nordici, hanno espresso preoccupazione ma hanno dichiarato che giudicheranno il governo in base ai suoi voti a Bruxelles.
Si prevede che il governo sarà nominato prima del Consiglio Europeo del 18-19 dicembre, offrendo a Babiš un palcoscenico di rilievo per illustrare le sue richieste in materia di migrazione. Le aziende con flussi di trasferimenti verso la Repubblica Ceca dovrebbero monitorare attentamente i prossimi decreti ministeriali, in particolare quelli riguardanti i trasferimenti intra-aziendali e gli specialisti ICT, attualmente beneficiari di canali accelerati semplificati.
Fonte: Reuters
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