
Corrispondenza trapelata tra alti funzionari dei Dipartimenti della Giustizia e della Spesa Pubblica avverte che il Tribunale per i Ricorsi in Materia di Protezione Internazionale (IPAT) in Irlanda rischia di raggiungere livelli “ingestibili” di casi pendenti entro metà 2026, a meno che non vengano approvati finanziamenti e personale straordinari. A settembre 2025, in un momento critico, erano in attesa di udienza 15.929 ricorsi, più di cinque volte la media pre-pandemia.
I memo, datati estate scorsa ma resi pubblici solo questa settimana, hanno spinto a un immediato aumento di bilancio di 25 milioni di euro e all’assunzione di 45 nuovi funzionari per i ricorsi. I funzionari hanno sottolineato che il prolungarsi delle decisioni fa lievitare i costi di alloggio e allunga i tempi di accesso ai benefici accessori, stimando un costo per richiedente di 122.000 euro, comprensivo di supporti abitativi, sanitari e educativi.
Dal punto di vista della mobilità, i ricorsi irrisolti ritardano la certezza per i datori di lavoro che intendono assumere richiedenti o trasferire personale già impiegato; il permesso di lavoro è possibile dopo sei mesi, ma l’incertezza sullo status a lungo termine complica la durata dei contratti e i benefici per il trasferimento. Alle aziende si consiglia di inserire clausole “condizionate allo status” nelle offerte di lavoro.
L’arretrato rischia inoltre di danneggiare la reputazione del sistema migratorio irlandese proprio mentre il Paese si propone come polo di attrazione per talenti post-Brexit. Il Dipartimento della Giustizia annuncia che una nuova collaborazione con l’Agenzia UE per l’Asilo, che prevede l’impiego di operatori e strumenti digitali per il flusso di lavoro, partirà a febbraio 2026 con l’obiettivo di smaltire l’arretrato entro 12 mesi.
Gli stakeholder prevedono che la questione influenzerà la prossima revisione da parte del Governo dei contratti di alloggio e dei modelli di recupero costi per i richiedenti asilo che lavorano.
I memo, datati estate scorsa ma resi pubblici solo questa settimana, hanno spinto a un immediato aumento di bilancio di 25 milioni di euro e all’assunzione di 45 nuovi funzionari per i ricorsi. I funzionari hanno sottolineato che il prolungarsi delle decisioni fa lievitare i costi di alloggio e allunga i tempi di accesso ai benefici accessori, stimando un costo per richiedente di 122.000 euro, comprensivo di supporti abitativi, sanitari e educativi.
Dal punto di vista della mobilità, i ricorsi irrisolti ritardano la certezza per i datori di lavoro che intendono assumere richiedenti o trasferire personale già impiegato; il permesso di lavoro è possibile dopo sei mesi, ma l’incertezza sullo status a lungo termine complica la durata dei contratti e i benefici per il trasferimento. Alle aziende si consiglia di inserire clausole “condizionate allo status” nelle offerte di lavoro.
L’arretrato rischia inoltre di danneggiare la reputazione del sistema migratorio irlandese proprio mentre il Paese si propone come polo di attrazione per talenti post-Brexit. Il Dipartimento della Giustizia annuncia che una nuova collaborazione con l’Agenzia UE per l’Asilo, che prevede l’impiego di operatori e strumenti digitali per il flusso di lavoro, partirà a febbraio 2026 con l’obiettivo di smaltire l’arretrato entro 12 mesi.
Gli stakeholder prevedono che la questione influenzerà la prossima revisione da parte del Governo dei contratti di alloggio e dei modelli di recupero costi per i richiedenti asilo che lavorano.
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