
Il governo polacco ha nuovamente prorogato la misura straordinaria che limita la possibilità di presentare domanda di protezione internazionale al confine terrestre con la Bielorussia. Un regolamento adottato il 16 gennaio 2026 e pubblicato il 20 gennaio conferma che la restrizione, introdotta per la prima volta nel marzo 2025, resterà in vigore per altri 60 giorni a partire dal 21 gennaio 2026. Il Consiglio dei Ministri ha agito dopo che il Sejm ha votato per autorizzare l’estensione, citando la continua “strumentalizzazione” della migrazione da parte di Minsk e la conseguente minaccia alla sicurezza pubblica.
Ai sensi dell’articolo 33a della legge sulla concessione di protezione agli stranieri, gli agenti della Guardia di Frontiera presenti ai valichi interessati possono rifiutare di accettare una domanda di asilo, a meno che il richiedente non rientri in una delle cinque eccezioni umanitarie: minori non accompagnati, donne in gravidanza, persone che necessitano di cure speciali, soggetti a evidente rischio di gravi danni e cittadini bielorussi. Anche queste eccezioni decadono se la persona tenta un attraversamento forzato.
La restrizione non chiude l’intero confine: il traffico commerciale e passeggeri attraverso i valichi stradali e ferroviari designati continua, ma le ONG segnalano che la misura ha reso quasi impossibile l’accesso alla procedura d’asilo per chi viene spinto verso le aree remote di confine verde. Varsavia insiste che la politica è temporanea e proporzionata, sottolineando che i migranti possono comunque presentare domanda presso le sedi diplomatiche polacche all’estero o ad altri confini esterni.
Per datori di lavoro e responsabili della mobilità internazionale, il rinnovo segnala che i movimenti del personale tra Bielorussia e Polonia resteranno strettamente controllati per almeno altri due mesi. Ai cittadini di paesi terzi in transito dalla Bielorussia come hub di viaggio si consiglia di deviare via Lituania o Ucraina, mentre le opzioni di permesso umanitario per i familiari a carico restano limitate. Le aziende operanti vicino al confine devono prepararsi a controlli ad hoc e possibili ritardi nelle spedizioni durante il regime rafforzato.
I difensori dei diritti umani probabilmente impugneranno la nuova proroga davanti ai tribunali amministrativi, sostenendo che i successivi rinnovi di 60 giorni equivalgono a una deroga di fatto a lungo termine alla normativa europea sull’asilo. Fino a una sentenza, tuttavia, la restrizione resta vincolante e continuerà a influenzare i flussi di mobilità verso la Polonia orientale.
Ai sensi dell’articolo 33a della legge sulla concessione di protezione agli stranieri, gli agenti della Guardia di Frontiera presenti ai valichi interessati possono rifiutare di accettare una domanda di asilo, a meno che il richiedente non rientri in una delle cinque eccezioni umanitarie: minori non accompagnati, donne in gravidanza, persone che necessitano di cure speciali, soggetti a evidente rischio di gravi danni e cittadini bielorussi. Anche queste eccezioni decadono se la persona tenta un attraversamento forzato.
La restrizione non chiude l’intero confine: il traffico commerciale e passeggeri attraverso i valichi stradali e ferroviari designati continua, ma le ONG segnalano che la misura ha reso quasi impossibile l’accesso alla procedura d’asilo per chi viene spinto verso le aree remote di confine verde. Varsavia insiste che la politica è temporanea e proporzionata, sottolineando che i migranti possono comunque presentare domanda presso le sedi diplomatiche polacche all’estero o ad altri confini esterni.
Per datori di lavoro e responsabili della mobilità internazionale, il rinnovo segnala che i movimenti del personale tra Bielorussia e Polonia resteranno strettamente controllati per almeno altri due mesi. Ai cittadini di paesi terzi in transito dalla Bielorussia come hub di viaggio si consiglia di deviare via Lituania o Ucraina, mentre le opzioni di permesso umanitario per i familiari a carico restano limitate. Le aziende operanti vicino al confine devono prepararsi a controlli ad hoc e possibili ritardi nelle spedizioni durante il regime rafforzato.
I difensori dei diritti umani probabilmente impugneranno la nuova proroga davanti ai tribunali amministrativi, sostenendo che i successivi rinnovi di 60 giorni equivalgono a una deroga di fatto a lungo termine alla normativa europea sull’asilo. Fino a una sentenza, tuttavia, la restrizione resta vincolante e continuerà a influenzare i flussi di mobilità verso la Polonia orientale.
Fonte: Office for Foreigners
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