
La filiale della Guardia di Frontiera polacca (Straż Graniczna) della Slesia ha confermato il 19 gennaio 2026 che, nel corso del fine settimana, gli agenti hanno rimpatriato tre cittadini ucraini alle autorità del loro paese. Due degli uomini, fermati a Bielsko-Biała, avevano precedenti per guida in stato di ebbrezza, furto, possesso di droga e vandalismo; il terzo, arrestato a Opole, aveva appena scontato una pena per lesioni gravi con esito mortale.
In tutti e tre i casi era stata emessa ed eseguita una decisione definitiva di rimpatrio. I primi due hanno ricevuto divieti di reingresso nell’area Schengen rispettivamente di cinque e sei anni, mentre il terzo è soggetto a un divieto di dieci anni. Dal 1° gennaio, solo l’unità slesiana ha emesso 13 ordini di rimpatrio, a testimonianza dell’intensificarsi delle espulsioni in Polonia in vista dell’entrata in vigore del Sistema di Entrata/Uscita UE (EES) e di una più stretta coordinazione con Frontex.
Per i responsabili della mobilità aziendale, il caso evidenzia l’importanza di rigorosi controlli di conformità: condanne penali, anche per reati non violenti, possono comportare l’espulsione obbligatoria e divieti pluriennali di ingresso nell’area Schengen, compromettendo la mobilità dei dipendenti in 29 paesi. Le aziende che assumono personale ucraino dovrebbero verificare che i certificati penali siano puliti e che i titolari di permessi di lavoro conoscano le soglie di intervento delle forze dell’ordine locali.
L’operazione segnala inoltre un rafforzamento della cooperazione operativa tra le agenzie di frontiera polacche e ucraine, un’intesa destinata a intensificarsi con l’avvicinarsi dei negoziati di adesione dell’Ucraina all’UE. Gli ordini di rimpatrio eseguiti in collaborazione con il paese d’origine riducono i tempi di detenzione in Polonia e liberano risorse per il controllo del confine con la Bielorussia.
I datori di lavoro che pianificano trasferimenti per persone con precedenti penali in Polonia dovrebbero rivolgersi a esperti: una volta registrato un divieto di ingresso nel sistema SIS II, le possibilità di riabilitazione sono limitate e generalmente richiedono un ricorso giudiziario o l’attesa di metà della durata del divieto prima di poter richiedere una deroga.
In tutti e tre i casi era stata emessa ed eseguita una decisione definitiva di rimpatrio. I primi due hanno ricevuto divieti di reingresso nell’area Schengen rispettivamente di cinque e sei anni, mentre il terzo è soggetto a un divieto di dieci anni. Dal 1° gennaio, solo l’unità slesiana ha emesso 13 ordini di rimpatrio, a testimonianza dell’intensificarsi delle espulsioni in Polonia in vista dell’entrata in vigore del Sistema di Entrata/Uscita UE (EES) e di una più stretta coordinazione con Frontex.
Per i responsabili della mobilità aziendale, il caso evidenzia l’importanza di rigorosi controlli di conformità: condanne penali, anche per reati non violenti, possono comportare l’espulsione obbligatoria e divieti pluriennali di ingresso nell’area Schengen, compromettendo la mobilità dei dipendenti in 29 paesi. Le aziende che assumono personale ucraino dovrebbero verificare che i certificati penali siano puliti e che i titolari di permessi di lavoro conoscano le soglie di intervento delle forze dell’ordine locali.
L’operazione segnala inoltre un rafforzamento della cooperazione operativa tra le agenzie di frontiera polacche e ucraine, un’intesa destinata a intensificarsi con l’avvicinarsi dei negoziati di adesione dell’Ucraina all’UE. Gli ordini di rimpatrio eseguiti in collaborazione con il paese d’origine riducono i tempi di detenzione in Polonia e liberano risorse per il controllo del confine con la Bielorussia.
I datori di lavoro che pianificano trasferimenti per persone con precedenti penali in Polonia dovrebbero rivolgersi a esperti: una volta registrato un divieto di ingresso nel sistema SIS II, le possibilità di riabilitazione sono limitate e generalmente richiedono un ricorso giudiziario o l’attesa di metà della durata del divieto prima di poter richiedere una deroga.
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