
Il Consiglio Federale svizzero ha annunciato il 23 gennaio 2026 che la Svizzera si allineerà completamente al nuovo regolamento UE sulla sospensione dei visti, abbassando la soglia per reintrodurre temporaneamente l’obbligo di visto per cittadini di paesi terzi in caso di aumento irregolare della migrazione o preoccupazioni di sicurezza. Sebbene l’Irlanda non faccia parte di Schengen, questa modifica potrebbe creare disagi ai viaggiatori d’affari irlandesi che si affidano all’accesso senza visto in Svizzera tramite dipendenti o familiari con passaporti non irlandesi.
Secondo il meccanismo rivisto approvato dall’UE nel novembre 2025, uno Stato membro (o la Svizzera) può richiedere la sospensione se gli arrivi da un paese esente da visto aumentano del 50%, se peggiora la cooperazione sui rimpatri o se dati di sicurezza/intelligence indicano un rischio elevato. La sospensione può durare inizialmente nove mesi, prorogabili fino a 18. La decisione svizzera implica che le aziende irlandesi che inviano personale da mercati esenti da visto, come Colombia o Georgia, a Zurigo o Basilea con breve preavviso potrebbero dover affrontare improvvisi obblighi di visto.
Per i team di mobilità globale, il passo pratico è mappare le nazionalità dei dipendenti e preparare piani di emergenza. Le politiche di gestione del rischio viaggio dovrebbero includere il monitoraggio in tempo reale delle decisioni del Consiglio europeo sulla sospensione e un supporto rapido per le domande di visto. È importante sottolineare che i cittadini irlandesi non sono interessati direttamente; per loro è sufficiente il passaporto per entrare in Svizzera fino a 90 giorni. Tuttavia, familiari o collaboratori con passaporti di paesi a rischio potrebbero trovarsi in difficoltà.
Le autorità svizzere hanno promesso un preavviso di almeno 15 giorni prima dell’attivazione, ma in un contesto geopolitico instabile questo intervallo potrebbe ridursi. Le aziende con presenza paneuropea dovrebbero inoltre considerare che l’UE sta valutando di includere come motivo di sospensione anche il mancato allineamento con i rimpatri previsti dal Regolamento di Dublino, un aspetto che potrebbe diventare rilevante se il tasso di rimpatri irlandese dovesse calare con l’entrata in vigore delle nuove norme sull’asilo.
Secondo il meccanismo rivisto approvato dall’UE nel novembre 2025, uno Stato membro (o la Svizzera) può richiedere la sospensione se gli arrivi da un paese esente da visto aumentano del 50%, se peggiora la cooperazione sui rimpatri o se dati di sicurezza/intelligence indicano un rischio elevato. La sospensione può durare inizialmente nove mesi, prorogabili fino a 18. La decisione svizzera implica che le aziende irlandesi che inviano personale da mercati esenti da visto, come Colombia o Georgia, a Zurigo o Basilea con breve preavviso potrebbero dover affrontare improvvisi obblighi di visto.
Per i team di mobilità globale, il passo pratico è mappare le nazionalità dei dipendenti e preparare piani di emergenza. Le politiche di gestione del rischio viaggio dovrebbero includere il monitoraggio in tempo reale delle decisioni del Consiglio europeo sulla sospensione e un supporto rapido per le domande di visto. È importante sottolineare che i cittadini irlandesi non sono interessati direttamente; per loro è sufficiente il passaporto per entrare in Svizzera fino a 90 giorni. Tuttavia, familiari o collaboratori con passaporti di paesi a rischio potrebbero trovarsi in difficoltà.
Le autorità svizzere hanno promesso un preavviso di almeno 15 giorni prima dell’attivazione, ma in un contesto geopolitico instabile questo intervallo potrebbe ridursi. Le aziende con presenza paneuropea dovrebbero inoltre considerare che l’UE sta valutando di includere come motivo di sospensione anche il mancato allineamento con i rimpatri previsti dal Regolamento di Dublino, un aspetto che potrebbe diventare rilevante se il tasso di rimpatri irlandese dovesse calare con l’entrata in vigore delle nuove norme sull’asilo.
Fonte: NerdHerd Visa News
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