
Il Consiglio dei Ministri thailandese ha approvato un ampio pacchetto di riforme sui visti che avvantaggia immediatamente i visitatori indiani. A partire dal 13 febbraio, i titolari di passaporto indiano passeranno da un visto all’arrivo di 30 giorni a un soggiorno esente da visto di 60 giorni, grazie a una nuova lista “Form 60” che copre 93 nazionalità. Contemporaneamente, Bangkok ha lanciato il tanto atteso Destination Thailand Visa (DTV), un permesso di ingresso multiplo valido un anno, pensato per lavoratori da remoto, freelance e turisti a lungo soggiorno—segmenti in cui l’India rappresenta uno dei mercati in più rapida crescita.
Le riforme non si fermano qui. Il Ministero degli Affari Esteri ha ridotto i codici dei visti non immigranti da 17 a soli 7, esteso l’emissione globale di e-visa a tutte le 94 ambasciate e consolati, e confermato che il sistema digitale Thailand Digital Arrival Card (TDAC) con QR code sostituirà i moduli cartacei TM6 negli aeroporti entro maggio. Per i responsabili della mobilità aziendale indiani, il messaggio è chiaro: meno moduli, soggiorni più lunghi e procedure di ingresso completamente digitali.
I dati dell’Ente del Turismo della Thailandia (TAT) mostrano che nel 2025 quasi 1,9 milioni di indiani hanno visitato il Paese, molti con viaggi di gruppo o MICE che raramente superano le cinque notti. Raddoppiare il periodo senza visto apre la possibilità di combinare eventi di lavoro con soggiorni di piacere prolungati in diverse città thailandesi, potenziando i budget per il “bleisure”. Le compagnie aeree stanno già rispondendo: IndiGo ha annunciato un aumento delle capacità sulle rotte Bengaluru–Phuket e Mumbai–Bangkok per il programma estivo.
Il nuovo DTV, invece, consente soggiorni fino a 180 giorni in un’unica visita e permette un lavoro da remoto limitato, a condizione che il reddito venga percepito fuori dalla Thailandia. I consulenti legali avvertono che i residenti indiani devono comunque dichiarare i redditi esteri alle autorità fiscali indiane, ma il visto elimina la necessità di effettuare “visa run” in Cambogia o Laos ogni 30 giorni, un problema comune per i freelance tecnologici.
Le aziende con team di progetto basati in Thailandia dovrebbero rivedere le lettere di incarico: con la nuova codifica delle categorie Non-Immigrant, il vecchio visto business “B” rientra ora in un sottogruppo lavorativo più ampio che potrebbe richiedere documentazione aggiornata. Un gruppo di lavoro all’interno del Comitato per la Politica dei Visti thailandese pubblicherà linee guida armonizzate entro aprile, ma i primi ad adottare le novità—soprattutto nei servizi IT e nella produzione cinematografica—possono già iniziare a trasferire il personale ai regimi semplificati.
Le riforme non si fermano qui. Il Ministero degli Affari Esteri ha ridotto i codici dei visti non immigranti da 17 a soli 7, esteso l’emissione globale di e-visa a tutte le 94 ambasciate e consolati, e confermato che il sistema digitale Thailand Digital Arrival Card (TDAC) con QR code sostituirà i moduli cartacei TM6 negli aeroporti entro maggio. Per i responsabili della mobilità aziendale indiani, il messaggio è chiaro: meno moduli, soggiorni più lunghi e procedure di ingresso completamente digitali.
I dati dell’Ente del Turismo della Thailandia (TAT) mostrano che nel 2025 quasi 1,9 milioni di indiani hanno visitato il Paese, molti con viaggi di gruppo o MICE che raramente superano le cinque notti. Raddoppiare il periodo senza visto apre la possibilità di combinare eventi di lavoro con soggiorni di piacere prolungati in diverse città thailandesi, potenziando i budget per il “bleisure”. Le compagnie aeree stanno già rispondendo: IndiGo ha annunciato un aumento delle capacità sulle rotte Bengaluru–Phuket e Mumbai–Bangkok per il programma estivo.
Il nuovo DTV, invece, consente soggiorni fino a 180 giorni in un’unica visita e permette un lavoro da remoto limitato, a condizione che il reddito venga percepito fuori dalla Thailandia. I consulenti legali avvertono che i residenti indiani devono comunque dichiarare i redditi esteri alle autorità fiscali indiane, ma il visto elimina la necessità di effettuare “visa run” in Cambogia o Laos ogni 30 giorni, un problema comune per i freelance tecnologici.
Le aziende con team di progetto basati in Thailandia dovrebbero rivedere le lettere di incarico: con la nuova codifica delle categorie Non-Immigrant, il vecchio visto business “B” rientra ora in un sottogruppo lavorativo più ampio che potrebbe richiedere documentazione aggiornata. Un gruppo di lavoro all’interno del Comitato per la Politica dei Visti thailandese pubblicherà linee guida armonizzate entro aprile, ma i primi ad adottare le novità—soprattutto nei servizi IT e nella produzione cinematografica—possono già iniziare a trasferire il personale ai regimi semplificati.
Fonte: The Times of India
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