
Le tensioni diplomatiche su Taiwan si riflettono anche nel settore dei viaggi: le prenotazioni cinesi per il Giappone durante il Capodanno lunare sono crollate così drasticamente che il Giappone è uscito dalla top ten delle destinazioni preferite dai turisti della Cina continentale. Il ministero dei Trasporti giapponese segnala che gli arrivi dalla Cina sono già diminuiti del 50% su base annua a dicembre 2025; le previsioni del settore indicano ora un ulteriore calo del 60% durante le vacanze del 2026.
Il calo segue le dichiarazioni del primo ministro giapponese Sanae Takaichi, che ha lasciato intendere che Tokyo potrebbe partecipare a una risposta militare guidata dagli Stati Uniti in caso di crisi a Taiwan. Pechino ha risposto con toni duri e un insolito avviso di sicurezza per i viaggi, invitando i cittadini a "rivalutare i viaggi" in Giappone. Pur non arrivando a un divieto esplicito, le agenzie online cinesi hanno registrato cancellazioni di massa di pacchetti turistici e una riduzione della capacità dei voli charter.
A beneficiare di questo spostamento sono destinazioni come la Corea del Sud (che si prevede accoglierà 250.000 visitatori cinesi durante i 40 giorni del Festival di Primavera), oltre a Thailandia, Singapore e Vietnam. Per i team di mobilità globale, l’episodio è un monito: le tensioni geopolitiche possono rapidamente modificare i corridoi preferiti per viaggi di piacere e “bleisure”, influenzando i tassi di occupazione delle compagnie aeree e i budget aziendali per i viaggi.
Le aziende con rotazioni pendolari tra Giappone e Cina dovrebbero monitorare la disponibilità degli appuntamenti per i visti: il personale consolare, riassegnato per gestire le questioni legate a Taiwan, potrebbe allungare i tempi di elaborazione. Nel frattempo, i rivenditori e le catene alberghiere giapponesi dipendenti dalla spesa cinese si trovano di fronte a una perdita di fatturato a breve termine, che potrebbe tradursi in tariffe aziendali scontate per chi continua a viaggiare.
I consulenti per la mobilità raccomandano di informare il personale basato in Cina sull’avviso del ministero degli Esteri, assicurandosi che i viaggiatori registrino gli itinerari e valutino punti di incontro alternativi nella regione qualora le tensioni persistano.
Il calo segue le dichiarazioni del primo ministro giapponese Sanae Takaichi, che ha lasciato intendere che Tokyo potrebbe partecipare a una risposta militare guidata dagli Stati Uniti in caso di crisi a Taiwan. Pechino ha risposto con toni duri e un insolito avviso di sicurezza per i viaggi, invitando i cittadini a "rivalutare i viaggi" in Giappone. Pur non arrivando a un divieto esplicito, le agenzie online cinesi hanno registrato cancellazioni di massa di pacchetti turistici e una riduzione della capacità dei voli charter.
A beneficiare di questo spostamento sono destinazioni come la Corea del Sud (che si prevede accoglierà 250.000 visitatori cinesi durante i 40 giorni del Festival di Primavera), oltre a Thailandia, Singapore e Vietnam. Per i team di mobilità globale, l’episodio è un monito: le tensioni geopolitiche possono rapidamente modificare i corridoi preferiti per viaggi di piacere e “bleisure”, influenzando i tassi di occupazione delle compagnie aeree e i budget aziendali per i viaggi.
Le aziende con rotazioni pendolari tra Giappone e Cina dovrebbero monitorare la disponibilità degli appuntamenti per i visti: il personale consolare, riassegnato per gestire le questioni legate a Taiwan, potrebbe allungare i tempi di elaborazione. Nel frattempo, i rivenditori e le catene alberghiere giapponesi dipendenti dalla spesa cinese si trovano di fronte a una perdita di fatturato a breve termine, che potrebbe tradursi in tariffe aziendali scontate per chi continua a viaggiare.
I consulenti per la mobilità raccomandano di informare il personale basato in Cina sull’avviso del ministero degli Esteri, assicurandosi che i viaggiatori registrino gli itinerari e valutino punti di incontro alternativi nella regione qualora le tensioni persistano.
Fonte: The Guardian