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La Cina aggiunge Regno Unito e Canada alla lista di ingressi senza visto per 30 giorni

feb 18, 2026
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La Cina aggiunge Regno Unito e Canada alla lista di ingressi senza visto per 30 giorni
Pechino dà nuova spinta alla riapertura post-pandemia del Paese eliminando il visto per i titolari di passaporti ordinari di Regno Unito e Canada. La misura, confermata dal Ministero degli Esteri il 17 febbraio 2026, consente ai cittadini britannici e canadesi di entrare nella Cina continentale per un massimo di 30 giorni per turismo, incontri d’affari, visite familiari, scambi culturali o transito. La sperimentazione durerà fino al 31 dicembre 2026, ma le autorità hanno lasciato intendere che potrebbe diventare permanente se i flussi di visitatori torneranno ai livelli sperati.

Con questa decisione, la lista dei Paesi esenti da visto per la Cina sale a 79, rispetto ai soli 15 di due anni fa, quando le frontiere sono state riaperte. La mossa segue le visite di Stato consecutive del Primo Ministro britannico Keir Starmer e del Primo Ministro canadese Mark Carney all’inizio del mese. Gli analisti interpretano il tempismo come un segnale diplomatico volto a migliorare i rapporti raffreddati durante la pandemia e a rilanciare i negoziati commerciali bloccati dal 2020. Londra e Ottawa hanno infatti passato l’ultimo anno a fare pressione per facilitare l’accesso ai loro esportatori e investitori.

La Cina aggiunge Regno Unito e Canada alla lista di ingressi senza visto per 30 giorni


Per le multinazionali, il vantaggio pratico è immediato: i dipendenti che devono viaggiare con breve preavviso eviteranno le lunghe procedure consolari, spesso di settimane, e il costo di circa 140 dollari per la domanda di visto. Le compagnie aeree hanno già reagito: Air China, British Airways e Air Canada hanno aumentato le frequenze sulle rotte per Shanghai e Pechino poche ore dopo l’annuncio. Le agenzie di gestione viaggi hanno riferito a Global Mobility News che le richieste di posti per viaggi incentive a marzo e aprile sono raddoppiate da un giorno all’altro.

La politica presenta però alcune limitazioni. I visitatori devono dimostrare di avere un biglietto di proseguimento e non possono superare i 30 giorni consecutivi per ingresso; le attività lavorative retribuite restano vietate senza un visto Z specifico. Inoltre, Washington, Giacarta e altri grandi mercati sono assenti dalla lista, il che significa che molti itinerari regionali richiederanno ancora visti di transito. Nonostante ciò, associazioni di settore come la Global Business Travel Association hanno definito la decisione “un passo significativo verso il ripristino della mobilità nell’area Asia-Pacifico”. Le aziende con sedi in Cina dovrebbero aggiornare subito le proprie politiche di viaggio e informare i viaggiatori sull’obbligo di presentare i codici QR per la dichiarazione sanitaria, ancora richiesti negli aeroporti.

Se la fase di prova avrà successo, gli addetti ai lavori prevedono che Pechino cercherà di estendere l’esenzione a Stati Uniti e India, anche se gli osservatori avvertono che le trattative potrebbero essere più lente a causa delle tensioni geopolitiche. Per ora, le imprese britanniche e canadesi hanno guadagnato un vantaggio da “primi arrivati”: i dirigenti possono tornare a volare in Cina, incontrare fornitori e chiudere affari senza la burocrazia che ha complicato i viaggi nel Paese dal 2020.
Fonte: Associated Press / BusinessDay NG / Times of India

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