
Il Dipartimento Immigrazione della Malesia ha annunciato il 3 aprile l’arresto di tre cittadini cinesi e di altri 12 sospetti a Kuala Lumpur per possesso di permessi di soggiorno falsificati a lungo termine, utilizzati per supportare richieste di visto per gli Stati Uniti. Le autorità hanno sequestrato passaporti cinesi con adesivi contraffatti del programma Malaysia My Second Home (MM2H), prova, secondo loro, di un’organizzazione che chiedeva fino a 10.000 ringgit (circa 2.480 dollari) per documenti falsi. Il caso segue un precedente blitz di ottobre 2025, che aveva portato all’arresto di sei cittadini cinesi e due malesi, suggerendo che l’operazione fosse ripresa con nuovi falsari. Il Direttore Generale dell’Immigrazione, Zakaria Shaaban, ha dichiarato che le indagini indicano una rete transnazionale che produce permessi falsi in diversi paesi del Sud-est asiatico, sfruttando la credibilità del programma MM2H per facilitare la migrazione verso paesi terzi come gli Stati Uniti. Per gli espatriati cinesi che utilizzano legittimamente MM2H — molto popolare tra pensionati e lavoratori da remoto — l’episodio potrebbe comportare controlli più severi e tempi di elaborazione più lunghi. I consulenti per la conformità raccomandano ai richiedenti di conservare lettere di approvazione originali e ricevute di pagamento durante i viaggi. Le aziende che trasferiscono personale in Malesia dovrebbero prevedere tempi supplementari e prepararsi a verifiche documentali più rigorose nei centri visti di tutto il mondo. Gli arresti mettono inoltre in luce la crescente domanda di vie alternative verso il Nord America, in un contesto di concorrenza più dura per le quote di visto statunitensi. I team dedicati alla mobilità internazionale dovrebbero monitorare possibili effetti a catena, inclusi controlli documentali più stringenti da parte dei consolati USA per i cittadini cinesi che fanno domanda da giurisdizioni ASEAN.
Fonte: South China Morning Post