
I flussi passeggeri continuano a crescere al valico terrestre di Luohu a Shenzhen, il più trafficato punto di accesso ferroviario tra la Cina continentale e Hong Kong. Il 4 maggio, la Stazione di Ispezione di Confine di Luohu ha annunciato che i passaggi cumulativi per il 2026 hanno già superato i 25 milioni, con un aumento del 9,6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, raggiungendo questo traguardo 12 giorni prima. I cittadini stranieri rappresentano il segmento in più rapida crescita, con 440.000 passaggi finora quest’anno, in aumento del 21%, grazie ai visitatori per turismo che sfruttano il regime senza visto e ai viaggiatori d’affari che si spostano tra i due centri finanziari gemelli. Il picco giornaliero ha raggiunto i 282.000 passeggeri, un record post-pandemia.
Al centro della resilienza di Luohu ci sono gli aggiornamenti tecnologici: una piattaforma di previsione delle folle basata sull’intelligenza artificiale posiziona in anticipo gli agenti e commuta in tempo reale i varchi da modalità ID cinese a passaporto straniero, mentre un nuovo chiosco biometrico consente agli arrivi di fornire impronte digitali e dati facciali senza dover presentare moduli cartacei.
La rinascita del valico riflette anche la convergenza degli stili di vita nell’area della Greater Bay: colazione con dim sum a Shenzhen, pranzo nei mercati di Kowloon e ritorno per un concerto a Futian è ormai un itinerario comune.
Per i datori di lavoro, questo implica una definizione più flessibile del “pendolarismo da espatriato”: il personale può risiedere legalmente da una parte del confine e lavorare dall’altra, sollevando questioni su dove effettuare la busta paga e sui rischi di stabile organizzazione. Gli esperti di immigrazione avvertono che, sebbene siano consentiti attraversamenti multipli nello stesso giorno, il cumulo dei giorni trascorsi in Cina potrebbe comunque comportare esposizione all’imposta sul reddito personale; perciò sono consigliati sistemi di monitoraggio e politiche chiare.
Al centro della resilienza di Luohu ci sono gli aggiornamenti tecnologici: una piattaforma di previsione delle folle basata sull’intelligenza artificiale posiziona in anticipo gli agenti e commuta in tempo reale i varchi da modalità ID cinese a passaporto straniero, mentre un nuovo chiosco biometrico consente agli arrivi di fornire impronte digitali e dati facciali senza dover presentare moduli cartacei.
La rinascita del valico riflette anche la convergenza degli stili di vita nell’area della Greater Bay: colazione con dim sum a Shenzhen, pranzo nei mercati di Kowloon e ritorno per un concerto a Futian è ormai un itinerario comune.
Per i datori di lavoro, questo implica una definizione più flessibile del “pendolarismo da espatriato”: il personale può risiedere legalmente da una parte del confine e lavorare dall’altra, sollevando questioni su dove effettuare la busta paga e sui rischi di stabile organizzazione. Gli esperti di immigrazione avvertono che, sebbene siano consentiti attraversamenti multipli nello stesso giorno, il cumulo dei giorni trascorsi in Cina potrebbe comunque comportare esposizione all’imposta sul reddito personale; perciò sono consigliati sistemi di monitoraggio e politiche chiare.
Fonte: China News Service
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