
In una chiarificazione politica pubblicata il 21 maggio 2026, l’Autorità Federale degli Emirati Arabi Uniti per l’Identità, la Cittadinanza, le Dogane e la Sicurezza Portuale ha ampliato il programma “Visto Riconosciuto” per i titolari di passaporto indiano. Con effetto immediato, gli indiani in possesso di permessi di soggiorno validi di Australia, Canada, Giappone, Nuova Zelanda, Repubblica di Corea o Singapore possono ottenere un visto all’arrivo negli Emirati Arabi Uniti, unendosi a chi già beneficia di questa possibilità con documenti di USA, Regno Unito ed UE. I viaggiatori possono scegliere tra un ingresso di 14 giorni al costo di 100 AED (27 USD) o di 60 giorni a 250 AED (68 USD) in qualsiasi porto marittimo, terrestre o aereo degli Emirati, senza necessità di compilare moduli online prima della partenza. È richiesto un passaporto ordinario con validità minima di sei mesi e il permesso di soggiorno del terzo paese qualificante. Gli agenti di frontiera verificano entrambi i documenti al banco, rilasciano l’e-visa in pochi minuti e appongono il timbro elettronico sul passaporto. Per i responsabili della mobilità nelle multinazionali indiane e nelle aziende globali con assegnati in India, questa novità elimina un passaggio burocratico pre-viaggio per un segmento di viaggiatori in rapida crescita. Secondo Dubai Airports, gli indiani rappresentano già quasi l’11% del traffico passeggeri di DXB; l’ampliamento della platea idonea potrebbe far crescere questa quota nel 2026-27. Le aziende dovrebbero rivedere i flussi di approvazione dei viaggi: dipendenti con, ad esempio, un permesso di lavoro canadese possono ora essere inviati a riunioni dell’ultimo minuto a Dubai senza tempi di attesa consolari. La norma si integra inoltre con la forte espansione di Emirates verso nove città indiane e le nuove frequenze di Etihad per Ahmedabad e Kolkata, offrendo ai team acquisti maggiore potere negoziale sui voli regionali. Per i viaggiatori leisure, i tour operator hanno inserito scali a Yas Island di Abu Dhabi e a Expo City Dubai negli itinerari diretti in Australia, puntando su procedure più snelle all’arrivo. Restano però alcune condizioni di conformità: il permesso di soggiorno deve essere fisico o digitale e chiaramente valido; carte scadute, anche entro un periodo di tolleranza di 30 giorni, annullano l’idoneità al visto all’arrivo. I team di mobilità dovrebbero quindi integrare il monitoraggio della scadenza dei permessi nei sistemi di gestione documentale per evitare costosi rifiuti al confine.
Fonte: VisaVerge