
Uno stato tedesco accelera oltre le linee guida federali: il ministro dell’Interno della Sassonia, Armin Schuster (CDU), ha dichiarato ai giornalisti a Dresda che i lavori per un centro di migrazione secondaria – la struttura prevista dalle nuove norme UE per ospitare chi avrebbe dovuto richiedere asilo altrove – «sono iniziati settimane fa e saranno operativi entro il 1° luglio». Il centro rinnovato, costruito sul sito dell’attuale struttura di partenza dello stato, può ospitare fino a 400 persone sottoposte a obbligo di residenza. Sebbene i detenuti possano tecnicamente uscire, le violazioni comportano multe o detenzioni disposte dal tribunale. La direzione statale ha precisato che non sono necessari grandi lavori edili; il personale viene riqualificato per gestire controlli biometrici di uscita e coordinarsi con Frontex. Per le aziende con sedi in Sassonia – tra cui lo stabilimento Volkswagen di Zwickau e il polo DHL di Lipsia – la preoccupazione immediata riguarda possibili proteste o disagi al traffico all’apertura del centro. I responsabili della sicurezza dovrebbero monitorare gli avvisi della polizia, in particolare sulle vie intorno all’aeroporto di Dresda e all’autostrada A4. Le ONG per i diritti umani accusano lo stato di normalizzare la detenzione. Schuster replica che la struttura «tollerà il dibattito migratorio dalla agenda politica» garantendo trasferimenti rapidi. Resta da vedere se il modello allevierà la pressione sugli uffici stranieri interni tedeschi: i sindacati del personale avvertono che mancano ancora gli strumenti digitali promessi da Berlino per gestire i trasferimenti. I team HR multinazionali dovrebbero informare i trasferiti con base in Sassonia sui possibili controlli d’identità all’ingresso o all’uscita dalla zona del centro, una pratica consentita dalla nuova legge statale sulla polizia.