
In una serie di pareri pubblicati il 2 giugno 2026, la Commissione Europea ha formalmente messo in discussione la proporzionalità dei controlli alle frontiere interne che la Germania mantiene con i vicini Repubblica Ceca, Polonia, Svizzera, Austria e Francia dall’autunno 2023. Sebbene la normativa UE consenta controlli temporanei per motivi di sicurezza pubblica, Bruxelles deve effettuare una valutazione una volta superati i 12 mesi. La Commissione raccomanda ora a Berlino di adottare «alternative meno invasive», come pattugliamenti congiunti di polizia, condivisione dati in tempo reale e un uso più esteso di unità mobili di sorveglianza delle frontiere, con l’obiettivo di eliminare i posti di blocco fissi entro fine anno. Il parere ha un peso politico ma non è vincolante dal punto di vista legale. Tuttavia, aumenta la pressione sul ministero dell’Interno tedesco, che ha più volte prorogato i controlli citando le reti di trafficanti lungo la rotta balcanica. Gli ultimi dati di Frontex mostrano un calo del 40% degli ingressi irregolari nel 2026, indebolendo la giustificazione di Berlino e rafforzando l’appello della Commissione alla proporzionalità. Per le imprese transfrontaliere, i controlli hanno significato code più lunghe per camion e pendolari. La Camera di Commercio bavarese stima che un ritardo medio di due ore solo sulle autostrade A6 e A17 costi agli esportatori 1,8 milioni di euro al giorno in perdita di produttività. I team HR che gestiscono indennità per pendolari o assegnazioni settimanali frazionate hanno dovuto prevedere tempi di viaggio maggiori e rinegoziare gli SLA di consegna con i clienti. Se la Germania seguirà la tabella di marcia della Commissione, le aziende possono aspettarsi un graduale ritorno alla libera circolazione senza passaporto da ora a dicembre. Nel frattempo, il ministero probabilmente sperimenterà controlli più mirati utilizzando il Sistema di Entrata/Uscita UE (EES) e l’analisi dei dati di polizia. I responsabili della mobilità dovrebbero monitorare gli avvisi della Polizia Federale e consigliare ai dipendenti di portare con sé un documento d’identità fino al completo ripristino della normalità Schengen.
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