
Navi della Guardia Costiera greca e un elicottero hanno ingaggiato un inseguimento notturno drammatico il 12 giugno, intercettando un motoscafo sospettato di trasportare migranti dalla Turchia alla Grecia continentale. Tra i due presunti trafficanti arrestati c’erano un cittadino greco e uno cipriota, evidenziando il ruolo ricorrente di Cipro – volontario o meno – nelle reti di traffico più ampie dell’Est Mediterraneo. L’inseguimento è iniziato al largo dell’isola di Chios e ha coperto oltre 100 miglia nautiche prima che la barca fosse costretta a fermarsi vicino all’isolotto disabitato di Keros. Gli agenti hanno trovato a bordo 15 migranti siriani, di cui otto bambini. Tutti sono stati trasferiti in un centro di accoglienza sulla vicina Naxos, mentre i sospetti devono rispondere di facilitazione dell’ingresso non autorizzato e messa in pericolo della vita. Le autorità cipriote hanno dichiarato a Kathimerini di collaborare con i colleghi greci per rintracciare i canali finanziari che finanziano tali operazioni. Le intercettazioni nell’Egeo spesso rivelano rotte complesse che collegano Turchia, Cipro settentrionale e le Aree della Base Sovrana britannica sull’isola, prima che i migranti tentino l’attraversamento finale nella zona Schengen dell’UE. Per i team di mobilità globale che spostano personale nel Mediterraneo orientale, l’incidente è un monito sull’instabilità della sicurezza regionale e sulla possibilità che operazioni marittime improvvise interrompano i programmi di traghetti commerciali e imbarcazioni piccole. I datori di lavoro devono assicurarsi che i viaggiatori seguano rotte marittime autorizzate e portino sempre con sé un documento d’identità; il mancato rispetto può comportare lunghi interrogatori in un contesto di pattugliamenti anti-contrabbando intensificati. Sul piano politico, il caso rafforza le richieste di Cipro per un maggior dispiegamento di risorse Frontex nell’Egeo e per una più rapida attuazione del nuovo Regolamento UE sui Rimpatri, al fine di scoraggiare i trafficanti che sfruttano le lacune legali.
Fonte: eKathimerini
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