
Il ministro dell’Interno finlandese Mari Rantanen (Partito dei Finlandesi) ha dedicato il pomeriggio di martedì a chiarire la posizione di Helsinki sulla crisi migratoria in corso a Ceuta, dopo una settimana di commenti diretti sui social media che hanno scosso i partner europei. In una conferenza stampa a Helsinki, a seguito di una riunione straordinaria in videoconferenza dei ministri dell’Interno dell’UE, Rantanen ha sottolineato che “la Spagna gode del pieno sostegno di tutti gli Stati membri” e che l’ipotesi di espellere il paese dalla zona Schengen non è né realistica né giuridicamente fattibile.
La scorsa settimana, circa 60.000 persone sono entrate dal Marocco nell’enclave spagnola del Nord Africa in sole 48 ore, provocando scene di caos e almeno 57 morti accertati. In un post su X (ex Twitter), Rantanen aveva accusato Madrid di aver “completamente fallito” nel garantire la sicurezza del confine esterno europeo e aveva invitato i colleghi dell’UE a prendere in considerazione la proposta italiana di sospendere i privilegi Schengen per la Spagna. Il messaggio ha suscitato una pronta reazione da parte di altri ministri finlandesi, che hanno ricordato come le sospensioni di Schengen possano essere proposte solo dalla Commissione Europea e richiedano una maggioranza qualificata.
Durante la conferenza stampa di martedì, Rantanen ha ammesso questo punto: “Gli Stati membri possono reintrodurre controlli interni sul proprio territorio, ma nessun paese può espellere unilateralmente un altro dalla zona Schengen,” ha dichiarato. La ministra ha aggiunto che la situazione a Ceuta si è ora “stabilizzata”, ma ha chiesto un miglior coordinamento delle informazioni e finanziamenti rapidi per aiutare le autorità di prima linea a gestire eventuali nuovi picchi.
Nel frattempo, il primo ministro Petteri Orpo ha firmato una lettera congiunta con altri 12 leader europei, sollecitando la Commissione a velocizzare l’atteso Patto su Migrazione e Asilo. Per i datori di lavoro finlandesi che dipendono dalla mobilità intra-UE, le parole di Rantanen rappresentano un segnale che la libera circolazione all’interno di Schengen resta per ora intatta. Tuttavia, l’episodio dimostra come la pressione politica per limitare l’immigrazione irregolare possa rapidamente tradursi in richieste di controlli alle frontiere interne, complicando viaggi d’affari dell’ultimo minuto, soprattutto per itinerari multi-paese attraverso hub del Sud Europa.
I responsabili dei viaggi aziendali devono quindi rimanere vigili rispetto a possibili controlli temporanei, che possono essere reintrodotti con un preavviso di 24 ore ai sensi degli articoli 25-27 del Codice delle Frontiere Schengen. Sul lungo termine, la politica migratoria più rigida della Finlandia — che estende da quattro a sei anni il requisito di residenza per i permessi permanenti e inasprisce i criteri di reddito — la allinea alle posizioni più restrittive in Europa. Il dibattito su Ceuta mostra che Helsinki continuerà a spingere per un rafforzamento dei controlli alle frontiere esterne, cercando però di non compromettere i vantaggi della mobilità aziendale garantita da Schengen.
La scorsa settimana, circa 60.000 persone sono entrate dal Marocco nell’enclave spagnola del Nord Africa in sole 48 ore, provocando scene di caos e almeno 57 morti accertati. In un post su X (ex Twitter), Rantanen aveva accusato Madrid di aver “completamente fallito” nel garantire la sicurezza del confine esterno europeo e aveva invitato i colleghi dell’UE a prendere in considerazione la proposta italiana di sospendere i privilegi Schengen per la Spagna. Il messaggio ha suscitato una pronta reazione da parte di altri ministri finlandesi, che hanno ricordato come le sospensioni di Schengen possano essere proposte solo dalla Commissione Europea e richiedano una maggioranza qualificata.
Durante la conferenza stampa di martedì, Rantanen ha ammesso questo punto: “Gli Stati membri possono reintrodurre controlli interni sul proprio territorio, ma nessun paese può espellere unilateralmente un altro dalla zona Schengen,” ha dichiarato. La ministra ha aggiunto che la situazione a Ceuta si è ora “stabilizzata”, ma ha chiesto un miglior coordinamento delle informazioni e finanziamenti rapidi per aiutare le autorità di prima linea a gestire eventuali nuovi picchi.
Nel frattempo, il primo ministro Petteri Orpo ha firmato una lettera congiunta con altri 12 leader europei, sollecitando la Commissione a velocizzare l’atteso Patto su Migrazione e Asilo. Per i datori di lavoro finlandesi che dipendono dalla mobilità intra-UE, le parole di Rantanen rappresentano un segnale che la libera circolazione all’interno di Schengen resta per ora intatta. Tuttavia, l’episodio dimostra come la pressione politica per limitare l’immigrazione irregolare possa rapidamente tradursi in richieste di controlli alle frontiere interne, complicando viaggi d’affari dell’ultimo minuto, soprattutto per itinerari multi-paese attraverso hub del Sud Europa.
I responsabili dei viaggi aziendali devono quindi rimanere vigili rispetto a possibili controlli temporanei, che possono essere reintrodotti con un preavviso di 24 ore ai sensi degli articoli 25-27 del Codice delle Frontiere Schengen. Sul lungo termine, la politica migratoria più rigida della Finlandia — che estende da quattro a sei anni il requisito di residenza per i permessi permanenti e inasprisce i criteri di reddito — la allinea alle posizioni più restrittive in Europa. Il dibattito su Ceuta mostra che Helsinki continuerà a spingere per un rafforzamento dei controlli alle frontiere esterne, cercando però di non compromettere i vantaggi della mobilità aziendale garantita da Schengen.
Fonte: Yle News
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