
Una seconda indagine di El País sostiene che le posizioni politiche a Madrid e a Ceuta stanno aggravando l’emergenza umanitaria. Il quotidiano ricostruisce come i primi fallimenti nella coordinazione — dovuti a dubbi su quale ministero dovesse assumere la guida — abbiano causato un accumulo di ritardi nell’alloggio e nell’identificazione, e come ora i partiti rivali vedano la crisi come un’arma elettorale in vista delle elezioni regionali del prossimo anno. Gli analisti riferiscono che il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska inizialmente favoriva un accordo di rimpatrio rapido con il Marocco, ma i consulenti legali hanno avvertito che le espulsioni collettive violerebbero le sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Il vuoto politico risultante ha lasciato migliaia di persone in una situazione di stallo. Nel frattempo, i partiti di opposizione accusano il governo di “ingenuità a porte aperte”, mentre il PSOE al potere replica che PP e Vox stanno sfruttando la sofferenza umana per guadagnare consensi. Il blocco influisce direttamente sui pianificatori della mobilità globale: finché Madrid non chiarirà i tempi per le decisioni sullo status, i datori di lavoro non avranno certezze sul fatto che i familiari dei dipendenti bloccati a Ceuta possano regolarizzarsi o debbano lasciare il paese. Inoltre, i consulenti temono che un eventuale giro di vite possa restringere le quote future per i permessi di lavoro in settori politicamente sensibili. Praticamente, le aziende dovrebbero preparare piani di emergenza per i dipendenti i cui casi di ricongiungimento familiare potrebbero bloccarsi e seguire con attenzione i dibattiti parlamentari che potrebbero riformare il quadro dell’immigrazione in Spagna nel 2027.
Fonte: El País
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