
Il Ministero dell’Interno annuncia che il piano d’azione d’emergenza avviato nella primavera del 2026 sta finalmente dando i suoi frutti: i tempi medi di elaborazione delle domande per la carta di soggiorno sono scesi da 123 giorni a giugno a 114 giorni a luglio, mentre l’arretrato nazionale si è ridotto del 19% al 31 luglio. L’aggiornamento, pubblicato il 23 settembre, arriva dopo la pressione legale del Défenseur des droits e una sentenza del Consiglio di Stato che ha ordinato allo Stato di risolvere i problemi del portale online ANEF entro sei mesi. Le misure chiave includono: 500 unità di personale aggiuntivo assegnate agli uffici immigrazione delle prefetture, proroghe automatiche di 12 mesi per i récépissés scaduti e il divieto di richiedere documenti non elencati. Ora i cruscotti mensili degli indicatori di performance (KPI) arrivano direttamente sulla scrivania del Ministro dell’Interno Laurent Nuñez, segno che la gestione delle pratiche di soggiorno è diventata una priorità politica. Per le aziende, il miglioramento potrebbe ridurre di settimane i tempi di inserimento dei lavoratori extra-UE, soprattutto a Parigi e negli Hauts-de-Seine, dove i ritardi superavano i quattro mesi. Il rinnovo più rapido delle carte riduce anche il rischio che i dipendenti si trovino in una situazione di irregolarità, con conseguenti sanzioni per le aziende. Tuttavia, gli avvocati segnalano che alcune prefetture continuano a richiedere appuntamenti di persona per aggiornamenti di poco conto, in contrasto con le direttive ministeriali. Le imprese sono invitate a conservare screenshot delle ricevute di invio ANEF e a segnalare richieste di documenti irragionevoli tramite l’ufficio del mediatore dedicato del ministero. Il ministero ha inoltre anticipato ulteriori miglioramenti digitali: entro dicembre saranno installati chioschi biometrici self-service in 15 prefetture pilota, permettendo ai residenti stranieri di acquisire impronte digitali e foto senza fare la fila, un passo che avvicina la Francia ai modelli completamente digitali adottati in Danimarca ed Estonia.
Fonte: The Connexion