
Il governo spagnolo di orientamento progressista sta correndo per smaltire l’arretrato di migliaia di richiedenti asilo bloccati nell’enclave nordafricana di Ceuta, dopo le massicce traversate di confine del 30-31 luglio. Secondo i giornalisti di Reuters sul posto, vengono formalmente registrate appena 100 domande al giorno, lasciando circa 7.000-8.000 persone a dormire all’aperto, nascoste sulle colline vicine o stipate in rifugi gestiti da chiese, progettati per poche decine di ospiti. Sotto forte pressione dell’UE e con elezioni anticipate fissate per il 29 novembre, le autorità hanno introdotto uno screening “accelerato” per identificare i migranti economici da rimandare rapidamente in Marocco. ONG come Amnesty International e Oxfam sostengono che questo modello rapido violi la normativa europea sull’asilo, poiché manca di interpreti, colloqui individuali e accesso a legali. A rischio particolare, avvertono, sono minori non accompagnati, donne incinte e persone LGBT marocchine, che potrebbero essere incarcerate nel loro paese d’origine. L’arretrato ha generato un’emergenza sanitaria pubblica. L’unico ospedale pubblico di Ceuta segnala picchi di scabbia, tubercolosi e infezioni gastrointestinali; sette neonati sono nati da madri che vivono in tende improvvisate. Il personale medico ha riferito a Reuters che le risorse limitate costringono a rinviare vaccinazioni di routine e trattamenti specialistici fino all’autorizzazione dei trasferimenti nella Spagna continentale. Sul piano politico, la crisi è diventata un punto di scontro. I partiti di destra accusano il premier Pedro Sánchez di favorire un’“invasione” dopo una regolarizzazione storica che ha concesso lo status a quasi un milione di migranti irregolari in tutto il paese. Il governo assicura di agire “in modo responsabile e umano”, ma finora ha rifiutato di diffondere dati ufficiali sui rimpatri. Per i responsabili della mobilità globale, l’episodio rappresenta un primo banco di prova per il nuovo Patto UE su Migrazione e Asilo, che impone la gestione delle pratiche nelle zone di confine entro 12 settimane. Gli esperti legali sottolineano che l’esperienza di Ceuta dimostra come sia necessario potenziare drasticamente il personale, la gestione digitale dei casi e la capacità di accoglienza, affinché le procedure accelerate rispettino i diritti fondamentali ed evitino danni di immagine per la Spagna e l’intera area Schengen.
Fonte: Reuters via Investing.com