
I viaggi d’affari di alto livello — non le trattative politiche — potrebbero garantire alla Svizzera una tregua dai dazi doganali statunitensi del 39% che penalizzano gli esportatori dal 2024. Reuters ha riportato il 9 novembre che una delegazione privata di CEO svizzeri ha incontrato il presidente Donald Trump all’inizio della settimana, ottenendo una lettera d’intenti provvisoria per allineare i dazi USA sui prodotti svizzeri al tetto del 15% già concesso all’UE.
Il viaggio, organizzato da economiesuisse e sostenuto dal Dipartimento federale dell’economia, dimostra come la mobilità dei dirigenti possa sostituire la diplomazia formale quando le trattative commerciali si arenano. I manager di aziende nei settori macchinari, farmaceutico e orologeria di lusso hanno sottolineato che i dazi punitivi stanno interrompendo le catene di approvvigionamento, costringendo a spostare la produzione verso filiali statunitensi e complicando i trasferimenti interni di personale chiave con visti L-1 e H-1B.
Secondo la bozza dell’accordo, Washington eliminerebbe gradualmente il sovrapprezzo tariffario prima del Forum Economico Mondiale di Davos, previsto per gennaio, dove Trump e il neo-presidente svizzero Guy Parmelin dovrebbero presentare l’intesa. In cambio, le autorità svizzere accelererebbero l’approvazione dei dispositivi medici statunitensi e riaprirebbero i negoziati sull’accesso reciproco agli appalti pubblici.
Per i team di mobilità internazionale le implicazioni sono doppie. Innanzitutto, è necessario rivedere le previsioni di costo per le missioni negli USA: la riduzione dei dazi potrebbe ripristinare il vantaggio economico di spedire componenti prodotti in Svizzera anziché produrli localmente. In secondo luogo, le visite dei dirigenti restano uno strumento efficace; le aziende dovrebbero prevedere budget per viaggi senior quando si profilano questioni commerciali strategiche.
I responsabili dei viaggi sono invitati a monitorare i tempi di ottenimento delle autorizzazioni di sicurezza per gli incontri alla Casa Bianca e a considerare possibili proteste politiche nella pianificazione della duty of care.
Il viaggio, organizzato da economiesuisse e sostenuto dal Dipartimento federale dell’economia, dimostra come la mobilità dei dirigenti possa sostituire la diplomazia formale quando le trattative commerciali si arenano. I manager di aziende nei settori macchinari, farmaceutico e orologeria di lusso hanno sottolineato che i dazi punitivi stanno interrompendo le catene di approvvigionamento, costringendo a spostare la produzione verso filiali statunitensi e complicando i trasferimenti interni di personale chiave con visti L-1 e H-1B.
Secondo la bozza dell’accordo, Washington eliminerebbe gradualmente il sovrapprezzo tariffario prima del Forum Economico Mondiale di Davos, previsto per gennaio, dove Trump e il neo-presidente svizzero Guy Parmelin dovrebbero presentare l’intesa. In cambio, le autorità svizzere accelererebbero l’approvazione dei dispositivi medici statunitensi e riaprirebbero i negoziati sull’accesso reciproco agli appalti pubblici.
Per i team di mobilità internazionale le implicazioni sono doppie. Innanzitutto, è necessario rivedere le previsioni di costo per le missioni negli USA: la riduzione dei dazi potrebbe ripristinare il vantaggio economico di spedire componenti prodotti in Svizzera anziché produrli localmente. In secondo luogo, le visite dei dirigenti restano uno strumento efficace; le aziende dovrebbero prevedere budget per viaggi senior quando si profilano questioni commerciali strategiche.
I responsabili dei viaggi sono invitati a monitorare i tempi di ottenimento delle autorizzazioni di sicurezza per gli incontri alla Casa Bianca e a considerare possibili proteste politiche nella pianificazione della duty of care.
Fonte: Reuters
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