
Il dibattito acceso sulla crescita demografica in Svizzera è tornato alla ribalta il 9 novembre, dopo che la rivista conservatrice UnHerd ha presentato l’iniziativa del Partito Popolare Svizzero (SVP) di limitare la popolazione residente a 10 milioni come possibile modello per altri paesi europei.
L’iniziativa SVP, lanciata nel 2024, prevede l’inserimento di un nuovo articolo nella Costituzione che obbligherebbe il Consiglio Federale e il Parlamento a intervenire una volta raggiunti i 9,5 milioni di abitanti, e a bloccare completamente l’immigrazione se si superasse il tetto dei 10 milioni. Sebbene il Consiglio Federale e una larga maggioranza parlamentare si oppongano alla misura, la proposta ha continuato a procedere nel peculiare sistema di democrazia diretta svizzero. Il Consiglio Nazionale ha raccomandato il rifiuto del piano a settembre, ma senza una controproposta alternativa il testo è ora destinato a essere sottoposto a referendum nazionale nel 2026.
Le associazioni imprenditoriali avvertono che la Svizzera già soffre di una grave carenza di competenze, con un posto su tre nel settore tecnologico non coperto. Tagliare l’ingresso di nuovi talenti stranieri potrebbe, secondo loro, mettere a rischio grandi aziende come Roche, UBS e il centro ingegneristico di Google a Zurigo. Gli esperti di immigrazione sottolineano che il 27% dei 9 milioni di residenti svizzeri possiede un passaporto straniero, una quota che ha contribuito a sostenere la crescita economica e la stabilità fiscale nonostante l’invecchiamento della forza lavoro interna.
Se approvata, l’iniziativa obbligherebbe il governo a rinegoziare o rescindere gli accordi bilaterali con l’UE, incluso l’Accordo sulla libera circolazione delle persone che regola l’attuale sistema di autorizzazione al lavoro per i cittadini UE/AELS. Le multinazionali dovrebbero spostare le assegnazioni verso hub vicini o fare maggior affidamento sui frontalieri provenienti da Francia, Germania e Italia, una strategia incerta qualora venissero introdotte quote.
Per i responsabili della mobilità globale il consiglio pratico è chiaro: elaborare scenari per la forza lavoro svizzera che prevedano quote più restrittive dopo il 2026; individuare i ruoli critici che non possono essere delocalizzati; e avviare presto un dialogo con le autorità cantonali su categorie di permessi alternative, come il permesso L di breve durata o i nuovi programmi per nomadi digitali nelle giurisdizioni limitrofe.
L’iniziativa SVP, lanciata nel 2024, prevede l’inserimento di un nuovo articolo nella Costituzione che obbligherebbe il Consiglio Federale e il Parlamento a intervenire una volta raggiunti i 9,5 milioni di abitanti, e a bloccare completamente l’immigrazione se si superasse il tetto dei 10 milioni. Sebbene il Consiglio Federale e una larga maggioranza parlamentare si oppongano alla misura, la proposta ha continuato a procedere nel peculiare sistema di democrazia diretta svizzero. Il Consiglio Nazionale ha raccomandato il rifiuto del piano a settembre, ma senza una controproposta alternativa il testo è ora destinato a essere sottoposto a referendum nazionale nel 2026.
Le associazioni imprenditoriali avvertono che la Svizzera già soffre di una grave carenza di competenze, con un posto su tre nel settore tecnologico non coperto. Tagliare l’ingresso di nuovi talenti stranieri potrebbe, secondo loro, mettere a rischio grandi aziende come Roche, UBS e il centro ingegneristico di Google a Zurigo. Gli esperti di immigrazione sottolineano che il 27% dei 9 milioni di residenti svizzeri possiede un passaporto straniero, una quota che ha contribuito a sostenere la crescita economica e la stabilità fiscale nonostante l’invecchiamento della forza lavoro interna.
Se approvata, l’iniziativa obbligherebbe il governo a rinegoziare o rescindere gli accordi bilaterali con l’UE, incluso l’Accordo sulla libera circolazione delle persone che regola l’attuale sistema di autorizzazione al lavoro per i cittadini UE/AELS. Le multinazionali dovrebbero spostare le assegnazioni verso hub vicini o fare maggior affidamento sui frontalieri provenienti da Francia, Germania e Italia, una strategia incerta qualora venissero introdotte quote.
Per i responsabili della mobilità globale il consiglio pratico è chiaro: elaborare scenari per la forza lavoro svizzera che prevedano quote più restrittive dopo il 2026; individuare i ruoli critici che non possono essere delocalizzati; e avviare presto un dialogo con le autorità cantonali su categorie di permessi alternative, come il permesso L di breve durata o i nuovi programmi per nomadi digitali nelle giurisdizioni limitrofe.
Fonte: UnHerd
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