
Gli istituti di ricerca svizzeri e i datori di lavoro high-tech hanno ricevuto un importante impulso l'11 novembre 2025, quando Berna ha confermato che l'Accordo sui Programmi UE (EUPA), firmato il giorno precedente nella capitale svizzera, è ora applicabile in via provvisoria. L'accordo riassocia la Svizzera a Horizon Europe, Euratom e al Programma Europa Digitale con effetto retroattivo dal 1° gennaio 2025 e apre la strada alla futura partecipazione a ITER, Erasmus+ e EU4Health.
Per i responsabili della mobilità internazionale, la notizia principale è la fluidità dei talenti. Università e aziende svizzere possono nuovamente coordinare progetti finanziati dall’UE e, cosa fondamentale, assumere ricercatori tramite le azioni Marie Skłodowska-Curie o le borse del Consiglio Europeo della Ricerca senza passare per istituzioni partner nell’UE. Le procedure per i permessi di lavoro per scienziati extra-UE restano nazionali, ma l’accesso diretto ai finanziamenti spesso determina dove i ricercatori accettano incarichi; il ripristino di questo accesso rafforza l’attrattività della Svizzera nella competizione per le competenze STEM.
L’accordo sblocca inoltre diverse centinaia di milioni di franchi svizzeri in contributi UE per progetti ospitati in Svizzera. Cantoni come Zurigo, Basilea Città e Vaud — sedi di importanti cluster nelle scienze della vita — prevedono un aumento delle missioni a breve termine, mentre i laboratori intensificano le collaborazioni nei consorzi. I team HR devono prepararsi a un picco di visitatori scientifici che necessitano di appuntamenti per il visto Schengen e a garantire la conformità con il nuovo Sistema di Entrata/Uscita (EES), operativo dall’17 novembre all’aeroporto di Zurigo.
Sul piano politico, la firma è vista come una misura di rafforzamento della fiducia in vista del pacchetto istituzionale più ampio (che include la proposta del permesso C automatico per i cittadini UE) che sarà sottoposto al Parlamento. Il Consiglio Federale ha sottolineato che i costi dell’associazione saranno coperti dai budget R&S esistenti e che i coordinatori svizzeri dei progetti dovranno rispettare le norme etiche e sulla protezione dei dati a livello UE. Le aziende che inviano personale ai partner UE riacquisteranno inoltre l’accesso a sovvenzioni per la mobilità che coprono viaggi, alloggio e indennità di supporto familiare.
Per i responsabili della mobilità internazionale, la notizia principale è la fluidità dei talenti. Università e aziende svizzere possono nuovamente coordinare progetti finanziati dall’UE e, cosa fondamentale, assumere ricercatori tramite le azioni Marie Skłodowska-Curie o le borse del Consiglio Europeo della Ricerca senza passare per istituzioni partner nell’UE. Le procedure per i permessi di lavoro per scienziati extra-UE restano nazionali, ma l’accesso diretto ai finanziamenti spesso determina dove i ricercatori accettano incarichi; il ripristino di questo accesso rafforza l’attrattività della Svizzera nella competizione per le competenze STEM.
L’accordo sblocca inoltre diverse centinaia di milioni di franchi svizzeri in contributi UE per progetti ospitati in Svizzera. Cantoni come Zurigo, Basilea Città e Vaud — sedi di importanti cluster nelle scienze della vita — prevedono un aumento delle missioni a breve termine, mentre i laboratori intensificano le collaborazioni nei consorzi. I team HR devono prepararsi a un picco di visitatori scientifici che necessitano di appuntamenti per il visto Schengen e a garantire la conformità con il nuovo Sistema di Entrata/Uscita (EES), operativo dall’17 novembre all’aeroporto di Zurigo.
Sul piano politico, la firma è vista come una misura di rafforzamento della fiducia in vista del pacchetto istituzionale più ampio (che include la proposta del permesso C automatico per i cittadini UE) che sarà sottoposto al Parlamento. Il Consiglio Federale ha sottolineato che i costi dell’associazione saranno coperti dai budget R&S esistenti e che i coordinatori svizzeri dei progetti dovranno rispettare le norme etiche e sulla protezione dei dati a livello UE. Le aziende che inviano personale ai partner UE riacquisteranno inoltre l’accesso a sovvenzioni per la mobilità che coprono viaggi, alloggio e indennità di supporto familiare.
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