
Una bozza trapelata del tanto atteso accordo quadro istituzionale tra Svizzera e Unione Europea, visionata da VisaHQ e diversi media con sede a Berna l’11 novembre 2025, preannuncia una svolta epocale nella legislazione svizzera sull’immigrazione. Il testo di 1.800 pagine contiene una clausola che garantirebbe a qualsiasi cittadino UE, residente in Svizzera in modo continuativo e legale per cinque anni, il diritto automatico e incondizionato al permesso C – il documento di soggiorno permanente svizzero. Attualmente, la maggior parte dei cittadini UE trascorre anni con permessi B rinnovabili e deve superare test linguistici o di integrazione prima di poter ottenere il permesso di dimora.
Se approvata, la norma migliorerebbe immediatamente lo status legale di circa 700.000 cittadini UE che già soddisfano il requisito dei cinque anni. Essi otterrebbero accesso illimitato al mercato del lavoro svizzero, il diritto di cambiare datore di lavoro o di diventare lavoratori autonomi senza autorizzazioni preventive, oltre al diritto alla maggior parte delle prestazioni sociali. Anche i flussi di talenti transfrontalieri diventerebbero più flessibili: i datori di lavoro potrebbero trasferire il personale negli uffici svizzeri sapendo che il permesso di soggiorno permanente – e quindi la mobilità intra-aziendale – seguirebbe in tempi certi.
Sul piano politico, la bozza mira a stabilizzare i rapporti tra Svizzera e UE dopo la decisione del Consiglio federale del 2021 di abbandonare un precedente accordo. Il nuovo quadro è concepito come un pacchetto: la facilitazione del permesso di soggiorno permanente per i cittadini UE è abbinata all’accesso svizzero ai programmi di ricerca UE, ai mercati dell’elettricità e agli appalti pubblici. Partiti di centrodestra e alcune autorità cantonali hanno già criticato la clausola sulla residenza, temendo pressioni su abitazioni e infrastrutture, mentre associazioni imprenditoriali, università e settore farmaceutico hanno accolto positivamente la proposta.
Le implicazioni pratiche sono ancora lontane. Il testo deve prima essere firmato dai negoziatori, approvato dal Consiglio federale, tradotto nelle quattro lingue nazionali svizzere e poi sottoposto al Parlamento. Gli osservatori prevedono un acceso dibattito e un possibile referendum facoltativo entro la fine del 2026. Tuttavia, si consiglia ai datori di lavoro multinazionali di individuare quali dipendenti UE potrebbero beneficiare della norma e di aggiornare di conseguenza i costi delle assegnazioni a lungo termine, la pianificazione della sicurezza sociale e le politiche di retention dei talenti.
Se approvata, la norma migliorerebbe immediatamente lo status legale di circa 700.000 cittadini UE che già soddisfano il requisito dei cinque anni. Essi otterrebbero accesso illimitato al mercato del lavoro svizzero, il diritto di cambiare datore di lavoro o di diventare lavoratori autonomi senza autorizzazioni preventive, oltre al diritto alla maggior parte delle prestazioni sociali. Anche i flussi di talenti transfrontalieri diventerebbero più flessibili: i datori di lavoro potrebbero trasferire il personale negli uffici svizzeri sapendo che il permesso di soggiorno permanente – e quindi la mobilità intra-aziendale – seguirebbe in tempi certi.
Sul piano politico, la bozza mira a stabilizzare i rapporti tra Svizzera e UE dopo la decisione del Consiglio federale del 2021 di abbandonare un precedente accordo. Il nuovo quadro è concepito come un pacchetto: la facilitazione del permesso di soggiorno permanente per i cittadini UE è abbinata all’accesso svizzero ai programmi di ricerca UE, ai mercati dell’elettricità e agli appalti pubblici. Partiti di centrodestra e alcune autorità cantonali hanno già criticato la clausola sulla residenza, temendo pressioni su abitazioni e infrastrutture, mentre associazioni imprenditoriali, università e settore farmaceutico hanno accolto positivamente la proposta.
Le implicazioni pratiche sono ancora lontane. Il testo deve prima essere firmato dai negoziatori, approvato dal Consiglio federale, tradotto nelle quattro lingue nazionali svizzere e poi sottoposto al Parlamento. Gli osservatori prevedono un acceso dibattito e un possibile referendum facoltativo entro la fine del 2026. Tuttavia, si consiglia ai datori di lavoro multinazionali di individuare quali dipendenti UE potrebbero beneficiare della norma e di aggiornare di conseguenza i costi delle assegnazioni a lungo termine, la pianificazione della sicurezza sociale e le politiche di retention dei talenti.
Fonte: VisaHQ Global Mobility News
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