
Un'analisi di Business Standard pubblicata il 10 dicembre stima che il danno finanziario diretto derivante dai rifiuti dei visti Schengen per i richiedenti indiani raggiungerà i 136 crore di rupie nel 2024, calcolato sulla base della quota non rimborsabile di 90 euro, aumentata nel 2025. La Francia guida la classifica dei rifiuti con 31.314 dinieghi, seguita da Svizzera e Germania.
Nel complesso, i viaggi in uscita dall’India hanno superato i livelli pre-pandemia, con 3,08 crore di partenze nel 2024 e una crescita prevista del 12% nel 2025. Uno studio parallelo di VisaVerge rileva un tasso di rifiuto Schengen per gli indiani del 15%, aggravato da lunghe attese per gli appuntamenti, che in alcuni consolati possono arrivare fino a sei mesi.
Gli alti tassi di rifiuto hanno ripercussioni anche sulle aziende: le delegazioni per conferenze sono costrette a suddividersi tra più centri di richiesta, mentre deviazioni dell’ultimo minuto attraverso hub balcanici o turchi aumentano i costi. I responsabili della gestione dei rischi di viaggio consigliano ora ai dirigenti di presentare domanda almeno 12 settimane prima della partenza e di richiedere visti a ingressi multipli quando possibile.
I funzionari UE affermano che il passaggio alla piattaforma ‘EU Digital Visa’ nel 2026 dovrebbe ridurre la burocrazia e migliorare la trasparenza, ma gli agenti di viaggio indiani temono che senza un aumento del personale consolare i colli di bottiglia negli appuntamenti persisteranno. Nel frattempo, le compagnie assicurative segnalano un aumento delle polizze “copertura rifiuto visto”, un prodotto di nicchia che rimborsa le spese non recuperabili e i costi dei voli in caso di diniego.
Per i richiedenti indiani, il consiglio immediato è di presentare itinerari dettagliati, mantenere saldi comprovati di disponibilità finanziaria e, quando possibile, sfruttare il lounge premium VFS in Francia o la “rotta di Helsinki”, dove le code per gli appuntamenti sono attualmente più brevi.
Nel complesso, i viaggi in uscita dall’India hanno superato i livelli pre-pandemia, con 3,08 crore di partenze nel 2024 e una crescita prevista del 12% nel 2025. Uno studio parallelo di VisaVerge rileva un tasso di rifiuto Schengen per gli indiani del 15%, aggravato da lunghe attese per gli appuntamenti, che in alcuni consolati possono arrivare fino a sei mesi.
Gli alti tassi di rifiuto hanno ripercussioni anche sulle aziende: le delegazioni per conferenze sono costrette a suddividersi tra più centri di richiesta, mentre deviazioni dell’ultimo minuto attraverso hub balcanici o turchi aumentano i costi. I responsabili della gestione dei rischi di viaggio consigliano ora ai dirigenti di presentare domanda almeno 12 settimane prima della partenza e di richiedere visti a ingressi multipli quando possibile.
I funzionari UE affermano che il passaggio alla piattaforma ‘EU Digital Visa’ nel 2026 dovrebbe ridurre la burocrazia e migliorare la trasparenza, ma gli agenti di viaggio indiani temono che senza un aumento del personale consolare i colli di bottiglia negli appuntamenti persisteranno. Nel frattempo, le compagnie assicurative segnalano un aumento delle polizze “copertura rifiuto visto”, un prodotto di nicchia che rimborsa le spese non recuperabili e i costi dei voli in caso di diniego.
Per i richiedenti indiani, il consiglio immediato è di presentare itinerari dettagliati, mantenere saldi comprovati di disponibilità finanziaria e, quando possibile, sfruttare il lounge premium VFS in Francia o la “rotta di Helsinki”, dove le code per gli appuntamenti sono attualmente più brevi.
Fonte: Business Standard, VisaVerge
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