
La Segreteria di Stato della Migrazione (SEM) ha annunciato un progetto pilota di sei mesi che prevede l’alloggio di richiedenti asilo costantemente problematici in ali dedicate e sotto controllo di sicurezza nei centri federali di accoglienza di Chiasso (Ticino) e Grossaffoltern (Berna/Soletta). La decisione, resa nota il 17 dicembre e confermata in note informative pubblicate il 18 dicembre, mira ad alleviare la pressione sul personale e sugli altri residenti in vista di un altro anno con un alto numero di arrivi di richiedenti asilo.
Secondo il progetto, uomini adulti il cui comportamento aggressivo o violento ha causato molteplici incidenti disciplinari saranno trasferiti nelle unità segregate per un massimo di 14 giorni. Essi manterranno l’accesso all’assistenza legale, alle cure mediche e ai permessi di uscita diurni, ma i loro movimenti all’interno della struttura saranno strettamente monitorati. La SEM afferma che solo “poche decine” di richiedenti rientrano in questa categoria ogni anno, ma il loro comportamento può paralizzare le operazioni e generare paura tra le famiglie che condividono i dormitori.
Le ONG per i diritti umani hanno accolto positivamente il fatto che il progetto pilota sia limitato nella portata e nella durata, ma hanno avvertito che qualsiasi estensione a lungo termine deve prevedere un controllo esterno per evitare una detenzione di fatto senza revisione giudiziaria. La SEM sostiene che le misure sono proporzionate e si ispirano a concetti simili di “zone sicure” testati nei Paesi Bassi e in Belgio.
Per le autorità cantonali, il progetto pilota potrebbe ridurre gli interventi di polizia costosi nei siti federali, mentre i responsabili della mobilità globale sottolineano che un ambiente di accoglienza più tranquillo accelera la verifica dell’identità e, in ultima analisi, facilita l’accesso al mercato del lavoro per i richiedenti conformi. La SEM valuterà l’impatto del progetto pilota sui tassi di incidenti, sull’assenteismo del personale e sui tempi di elaborazione delle domande di asilo prima di decidere se trasformare le unità in una soluzione permanente nel 2027.
Secondo il progetto, uomini adulti il cui comportamento aggressivo o violento ha causato molteplici incidenti disciplinari saranno trasferiti nelle unità segregate per un massimo di 14 giorni. Essi manterranno l’accesso all’assistenza legale, alle cure mediche e ai permessi di uscita diurni, ma i loro movimenti all’interno della struttura saranno strettamente monitorati. La SEM afferma che solo “poche decine” di richiedenti rientrano in questa categoria ogni anno, ma il loro comportamento può paralizzare le operazioni e generare paura tra le famiglie che condividono i dormitori.
Le ONG per i diritti umani hanno accolto positivamente il fatto che il progetto pilota sia limitato nella portata e nella durata, ma hanno avvertito che qualsiasi estensione a lungo termine deve prevedere un controllo esterno per evitare una detenzione di fatto senza revisione giudiziaria. La SEM sostiene che le misure sono proporzionate e si ispirano a concetti simili di “zone sicure” testati nei Paesi Bassi e in Belgio.
Per le autorità cantonali, il progetto pilota potrebbe ridurre gli interventi di polizia costosi nei siti federali, mentre i responsabili della mobilità globale sottolineano che un ambiente di accoglienza più tranquillo accelera la verifica dell’identità e, in ultima analisi, facilita l’accesso al mercato del lavoro per i richiedenti conformi. La SEM valuterà l’impatto del progetto pilota sui tassi di incidenti, sull’assenteismo del personale e sui tempi di elaborazione delle domande di asilo prima di decidere se trasformare le unità in una soluzione permanente nel 2027.
Fonte: VisaHQ & SWI swissinfo.ch
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