
Entrambe le camere dell'Assemblea federale svizzera hanno ora formalmente raccomandato ai cittadini di votare “no” all'iniziativa popolare di destra del Partito Popolare Svizzero (SVP) intitolata “No a una Svizzera da dieci milioni”. Dopo che il Consiglio degli Stati ha seguito la posizione del Consiglio Nazionale del 16 dicembre, l'iniziativa procederà a un referendum nazionale nel 2026 senza alcuna controproposta parlamentare.
L'iniziativa mira a modificare la Costituzione per fissare a dieci milioni il limite massimo della popolazione residente permanente in Svizzera e a vincolare strettamente i livelli di immigrazione alle esigenze del mercato del lavoro interno. I sostenitori sostengono che la misura sia essenziale per preservare i servizi pubblici, l'accessibilità abitativa e la qualità ambientale. Gli oppositori — attualmente predominanti in Parlamento — replicano che limiti rigidi danneggerebbero l'economia basata sulle competenze, comprometterebbero gli accordi bilaterali con l’UE sulla libera circolazione e creerebbero incertezze legali per i lavoratori stranieri e i loro datori di lavoro.
Se approvata, la modifica obbligherebbe il Consiglio federale a rinegoziare o addirittura revocare parti dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone, potenzialmente innescando restrizioni reciproche per i cittadini svizzeri che lavorano nell’UE. Le associazioni datoriali avvertono che il tetto proposto ignora le realtà demografiche: la popolazione svizzera è prevista raggiungere i 10 milioni entro il 2040 principalmente grazie alla crescita naturale e all’aumento della speranza di vita, non solo all’immigrazione.
Le multinazionali con sedi regionali a Zurigo, Basilea e Ginevra dipendono fortemente dai frontalieri e da talenti specializzati non appartenenti all’UE. Temono regimi di quote improvvisi e procedure di permesso più complesse. I responsabili della mobilità dovrebbero quindi preparare strategie alternative di personale e monitorare gli sviluppi legislativi nel caso in cui la campagna referendaria restringa le possibilità politiche di assunzione verso la fine del 2026.
Il Consiglio federale preparerà ora il fascicolo informativo ufficiale per gli elettori, illustrando i potenziali rischi economici e le implicazioni sugli accordi. Il gruppo di lobby economica Economiesuisse ha già promesso 5 milioni di franchi per una campagna di sensibilizzazione che sottolinea la flessibilità del mercato del lavoro e la competitività internazionale.
L'iniziativa mira a modificare la Costituzione per fissare a dieci milioni il limite massimo della popolazione residente permanente in Svizzera e a vincolare strettamente i livelli di immigrazione alle esigenze del mercato del lavoro interno. I sostenitori sostengono che la misura sia essenziale per preservare i servizi pubblici, l'accessibilità abitativa e la qualità ambientale. Gli oppositori — attualmente predominanti in Parlamento — replicano che limiti rigidi danneggerebbero l'economia basata sulle competenze, comprometterebbero gli accordi bilaterali con l’UE sulla libera circolazione e creerebbero incertezze legali per i lavoratori stranieri e i loro datori di lavoro.
Se approvata, la modifica obbligherebbe il Consiglio federale a rinegoziare o addirittura revocare parti dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone, potenzialmente innescando restrizioni reciproche per i cittadini svizzeri che lavorano nell’UE. Le associazioni datoriali avvertono che il tetto proposto ignora le realtà demografiche: la popolazione svizzera è prevista raggiungere i 10 milioni entro il 2040 principalmente grazie alla crescita naturale e all’aumento della speranza di vita, non solo all’immigrazione.
Le multinazionali con sedi regionali a Zurigo, Basilea e Ginevra dipendono fortemente dai frontalieri e da talenti specializzati non appartenenti all’UE. Temono regimi di quote improvvisi e procedure di permesso più complesse. I responsabili della mobilità dovrebbero quindi preparare strategie alternative di personale e monitorare gli sviluppi legislativi nel caso in cui la campagna referendaria restringa le possibilità politiche di assunzione verso la fine del 2026.
Il Consiglio federale preparerà ora il fascicolo informativo ufficiale per gli elettori, illustrando i potenziali rischi economici e le implicazioni sugli accordi. Il gruppo di lobby economica Economiesuisse ha già promesso 5 milioni di franchi per una campagna di sensibilizzazione che sottolinea la flessibilità del mercato del lavoro e la competitività internazionale.
Fonte: SWI swissinfo.ch