
Gli avvocati che rappresentano Guan Heng, un dissidente cinese detenuto negli Stati Uniti, hanno confermato il 19 dicembre che il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha ritirato il piano di deportarlo in Uganda. Guan era fuggito dalla Cina nel 2021 dopo aver filmato di nascosto presunte violazioni dei diritti umani nello Xinjiang e successivamente aveva richiesto asilo a New York. Era stato arrestato nell’agosto 2025 per il superamento del visto.
Le organizzazioni per i diritti umani hanno sostenuto che deportare Guan in un paese terzo con stretti legami di sicurezza con Pechino lo avrebbe esposto a rischi di estradizione forzata. Una lettera del Dipartimento di Stato presentata al tribunale dell’immigrazione ha dettagliato le attività giornalistiche di Guan e la persecuzione che probabilmente avrebbe subito se rimandato in Cina, rafforzando così la sua richiesta di asilo. Diversi membri bipartisan del Congresso hanno inoltre sollecitato l’amministrazione a concedergli protezione.
Sebbene la minaccia immediata di deportazione sia diminuita, Guan rimane sotto custodia dell’ICE in attesa di un’udienza per la cauzione. La decisione sull’asilo potrebbe richiedere ancora anni, durante i quali potrà richiedere l’autorizzazione al lavoro. Il caso evidenzia il controllo stringente che la Cina esercita sugli attivisti all’estero e le complesse considerazioni geopolitiche nei procedimenti di espulsione negli Stati Uniti.
Per gli esperti di mobilità internazionale, l’episodio rappresenta un monito: i cittadini cinesi impegnati in reportage sensibili o attività di attivismo possono trovarsi in situazioni di vulnerabilità uniche in paesi terzi. Le aziende che sponsorizzano dipendenti cinesi all’estero dovrebbero garantire valutazioni legali approfondite quando le missioni coinvolgono attività pubbliche o legate ai diritti umani.
Le organizzazioni per i diritti umani hanno sostenuto che deportare Guan in un paese terzo con stretti legami di sicurezza con Pechino lo avrebbe esposto a rischi di estradizione forzata. Una lettera del Dipartimento di Stato presentata al tribunale dell’immigrazione ha dettagliato le attività giornalistiche di Guan e la persecuzione che probabilmente avrebbe subito se rimandato in Cina, rafforzando così la sua richiesta di asilo. Diversi membri bipartisan del Congresso hanno inoltre sollecitato l’amministrazione a concedergli protezione.
Sebbene la minaccia immediata di deportazione sia diminuita, Guan rimane sotto custodia dell’ICE in attesa di un’udienza per la cauzione. La decisione sull’asilo potrebbe richiedere ancora anni, durante i quali potrà richiedere l’autorizzazione al lavoro. Il caso evidenzia il controllo stringente che la Cina esercita sugli attivisti all’estero e le complesse considerazioni geopolitiche nei procedimenti di espulsione negli Stati Uniti.
Per gli esperti di mobilità internazionale, l’episodio rappresenta un monito: i cittadini cinesi impegnati in reportage sensibili o attività di attivismo possono trovarsi in situazioni di vulnerabilità uniche in paesi terzi. Le aziende che sponsorizzano dipendenti cinesi all’estero dovrebbero garantire valutazioni legali approfondite quando le missioni coinvolgono attività pubbliche o legate ai diritti umani.
Fonte: Reuters
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