
Insider governativi hanno confermato il 26 dicembre che il Ministero degli Affari Esteri ha finalizzato un decreto che esenterebbe i cittadini cinesi dal visto per soggiorni brevi a scopo turistico e commerciale. La misura, che dovrebbe essere firmata all’inizio del 2026, segue la decisione della Cina di giugno 2024 di concedere ai brasiliani l’ingresso senza visto per 30 giorni, segnando la più audace liberalizzazione dei visti in Brasile da oltre un decennio.
La mossa è guidata da una logica economica. La Cina è già il principale partner commerciale del Brasile, ma i turisti cinesi rappresentano solo lo 0,05% del mercato outbound cinese. Le autorità ritengono che l’eliminazione del visto possa far crescere gli arrivi ben oltre i 76.000 visitatori cinesi registrati nel 2024 e aiutare il paese a raggiungere l’obiettivo di 10 milioni di arrivi stranieri all’anno entro il 2027.
Destinazioni come Foz do Iguaçu, Rio de Janeiro e l’Amazzonia stanno sviluppando pacchetti in lingua mandarino, mentre le compagnie aeree valutano frequenze aggiuntive sulle rotte San Paolo–Guangzhou e Rio–Pechino. I gruppi alberghieri prevedono soggiorni medi più lunghi e spese maggiori; la segreteria del turismo di San Paolo stima che un visitatore cinese spenda circa 2.000 dollari a viaggio, triplicando la media sudamericana.
Anche il mondo corporate brasiliano è entusiasta. L’esenzione dal visto eliminerebbe i tempi di attesa per i dirigenti cinesi che ispezionano fabbriche o negoziano contratti nel settore agroalimentare. Le multinazionali stanno già rivedendo le politiche di viaggio, aggiungendo fornitori che parlano mandarino e ricalcolando le previsioni di spesa, poiché la domanda in entrata dovrebbe far aumentare le tariffe alberghiere.
Diplomatici e agenzie di sicurezza restano cauti, avvertendo che concessioni unilaterali potrebbero indebolire la posizione del Brasile nei negoziati con l’UE e che sono necessari accordi solidi di condivisione dati per verificare i viaggiatori. Tuttavia, si dice che il presidente Luiz Inácio Lula da Silva sostenga l’esenzione, sostenendo che i benefici economici superano i rischi.
La mossa è guidata da una logica economica. La Cina è già il principale partner commerciale del Brasile, ma i turisti cinesi rappresentano solo lo 0,05% del mercato outbound cinese. Le autorità ritengono che l’eliminazione del visto possa far crescere gli arrivi ben oltre i 76.000 visitatori cinesi registrati nel 2024 e aiutare il paese a raggiungere l’obiettivo di 10 milioni di arrivi stranieri all’anno entro il 2027.
Destinazioni come Foz do Iguaçu, Rio de Janeiro e l’Amazzonia stanno sviluppando pacchetti in lingua mandarino, mentre le compagnie aeree valutano frequenze aggiuntive sulle rotte San Paolo–Guangzhou e Rio–Pechino. I gruppi alberghieri prevedono soggiorni medi più lunghi e spese maggiori; la segreteria del turismo di San Paolo stima che un visitatore cinese spenda circa 2.000 dollari a viaggio, triplicando la media sudamericana.
Anche il mondo corporate brasiliano è entusiasta. L’esenzione dal visto eliminerebbe i tempi di attesa per i dirigenti cinesi che ispezionano fabbriche o negoziano contratti nel settore agroalimentare. Le multinazionali stanno già rivedendo le politiche di viaggio, aggiungendo fornitori che parlano mandarino e ricalcolando le previsioni di spesa, poiché la domanda in entrata dovrebbe far aumentare le tariffe alberghiere.
Diplomatici e agenzie di sicurezza restano cauti, avvertendo che concessioni unilaterali potrebbero indebolire la posizione del Brasile nei negoziati con l’UE e che sono necessari accordi solidi di condivisione dati per verificare i viaggiatori. Tuttavia, si dice che il presidente Luiz Inácio Lula da Silva sostenga l’esenzione, sostenendo che i benefici economici superano i rischi.
Fonte: VisaHQ Global Mobility News
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