
Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha approvato un regime unilaterale di esenzione dal visto per i titolari di passaporti ordinari cinesi, consentendo soggiorni fino a 30 giorni per turismo, affari, visite familiari, scambi accademici e transito. Annunciata a Brasilia il 26 gennaio e confermata dalla stampa specializzata nel turismo il 28 gennaio, la misura rispecchia l’accesso senza visto concesso dalla Cina ai brasiliani introdotto lo scorso anno e sarà valida almeno fino al 31 dicembre 2026.
I dettagli sull’implementazione — inclusa la data ufficiale di inizio e i limiti annuali di permanenza — saranno definiti nei prossimi giorni dai Ministeri degli Esteri e del Turismo, ma le autorità assicurano che il quadro normativo seguirà il modello cinese. I viaggiatori dovranno comunque presentare biglietto di ritorno o proseguimento, prova di alloggio e fondi sufficienti. Attività lavorative, studio o incarichi retribuiti restano esclusi dall’esenzione e richiederanno i visti appropriati.
Per le multinazionali cinesi, la nuova politica elimina un ostacolo amministrativo importante: i dipendenti potranno partecipare a conferenze a San Paolo, ispezionare investimenti agroindustriali nel Mato Grosso o negoziare contratti per attrezzature minerarie in Minas Gerais senza attendere appuntamenti consolari. Compagnie aeree e tour operator segnalano già un aumento delle ricerche per le rotte Shanghai–San Paolo e Pechino–Rio, mentre gli enti del turismo brasiliani intensificano la promozione in lingua mandarino in vista del Carnevale 2026.
La decisione ha anche un valore diplomatico. La Cina è il principale partner commerciale del Brasile dal 2009, con scambi bilaterali superiori a 150 miliardi di dollari. Facilitando i legami tra le persone, Brasilia punta a diversificare gli investimenti cinesi oltre le materie prime, verso energie rinnovabili, tecnologia e infrastrutture. Gli analisti osservano che la mossa potrebbe spingere altri membri del Mercosur — in particolare Argentina e Uruguay — ad adottare aperture simili per non perdere quote di visitatori cinesi.
I responsabili della mobilità aziendale dovrebbero aggiungere il Brasile alla lista crescente di destinazioni accessibili senza visto per il personale cinese, rivedere i protocolli di duty of care per soggiorni più lunghi che potrebbero richiedere permessi di lavoro, e monitorare le normative in arrivo per eventuali limiti annuali di permanenza o obblighi di registrazione.
I dettagli sull’implementazione — inclusa la data ufficiale di inizio e i limiti annuali di permanenza — saranno definiti nei prossimi giorni dai Ministeri degli Esteri e del Turismo, ma le autorità assicurano che il quadro normativo seguirà il modello cinese. I viaggiatori dovranno comunque presentare biglietto di ritorno o proseguimento, prova di alloggio e fondi sufficienti. Attività lavorative, studio o incarichi retribuiti restano esclusi dall’esenzione e richiederanno i visti appropriati.
Per le multinazionali cinesi, la nuova politica elimina un ostacolo amministrativo importante: i dipendenti potranno partecipare a conferenze a San Paolo, ispezionare investimenti agroindustriali nel Mato Grosso o negoziare contratti per attrezzature minerarie in Minas Gerais senza attendere appuntamenti consolari. Compagnie aeree e tour operator segnalano già un aumento delle ricerche per le rotte Shanghai–San Paolo e Pechino–Rio, mentre gli enti del turismo brasiliani intensificano la promozione in lingua mandarino in vista del Carnevale 2026.
La decisione ha anche un valore diplomatico. La Cina è il principale partner commerciale del Brasile dal 2009, con scambi bilaterali superiori a 150 miliardi di dollari. Facilitando i legami tra le persone, Brasilia punta a diversificare gli investimenti cinesi oltre le materie prime, verso energie rinnovabili, tecnologia e infrastrutture. Gli analisti osservano che la mossa potrebbe spingere altri membri del Mercosur — in particolare Argentina e Uruguay — ad adottare aperture simili per non perdere quote di visitatori cinesi.
I responsabili della mobilità aziendale dovrebbero aggiungere il Brasile alla lista crescente di destinazioni accessibili senza visto per il personale cinese, rivedere i protocolli di duty of care per soggiorni più lunghi che potrebbero richiedere permessi di lavoro, e monitorare le normative in arrivo per eventuali limiti annuali di permanenza o obblighi di registrazione.
Fonte: Travel & Tour World
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