
Il Comitato Internazionale di Soccorso (IRC) ha riferito il 28 gennaio che le sue squadre sul campo a Lampedusa stanno fornendo assistenza medica d’emergenza, supporto psicologico e kit di abbigliamento pulito ai sopravvissuti a molteplici naufragi avvenuti durante il ciclone Harry della scorsa settimana. Le autorità italiane stimano che fino a 380 persone—molte provenienti da Guinea, Sudan e Siria—possano essere morte quando otto piccole imbarcazioni sono partite da Tunisia e Libia verso mari in tempesta.
Giovanna Di Maggio, direttrice di IRC Italia, ha definito la tragedia “un campanello d’allarme” per l’UE affinché ampli le rotte sicure e legali e coordini operazioni di ricerca e soccorso proattive nel Mediterraneo centrale. Ha criticato le recenti misure del governo italiano che multano le navi ONG e obbligano a sbarcare i sopravvissuti in porti lontani, sostenendo che tali regole fanno perdere ore preziose quando decine di imbarcazioni sono in difficoltà.
L’incidente arriva in un momento in cui il maltempo invernale rende le traversate ancora più pericolose, ma i trafficanti continuano a pubblicizzare tariffe scontate prima dell’avvio, previsto per quest’anno, del nuovo Sistema di Entrata/Uscita dell’UE con controlli biometrici. Secondo il ministero dell’Interno italiano, a gennaio sono già arrivate via mare 4.120 persone, il doppio rispetto allo stesso periodo del 2025, segno che le politiche di deterrenza non stanno frenando le partenze.
Per i responsabili della mobilità globale e delle assegnazioni, la crisi umanitaria è concreta: i fornitori di sicurezza aziendale segnalano una crescente pressione da migrazioni secondarie intorno ai nodi logistici italiani, con controlli ad hoc della polizia su navette per il personale e convogli di merci. Le aziende con programmi di responsabilità sociale d’impresa dedicati all’impiego dei rifugiati potrebbero trovare nuove opportunità per sostenere progetti di integrazione in Sicilia e Puglia, mentre i sopravvissuti ottengono protezione temporanea.
IRC chiede che il Patto UE su Migrazione e Asilo includa una missione di soccorso permanente guidata dagli Stati e un meccanismo automatico di ricollocamento per alleggerire la pressione sul sistema di accoglienza italiano, che attualmente ospita 138.000 richiedenti asilo, il 30% oltre la capacità.
Giovanna Di Maggio, direttrice di IRC Italia, ha definito la tragedia “un campanello d’allarme” per l’UE affinché ampli le rotte sicure e legali e coordini operazioni di ricerca e soccorso proattive nel Mediterraneo centrale. Ha criticato le recenti misure del governo italiano che multano le navi ONG e obbligano a sbarcare i sopravvissuti in porti lontani, sostenendo che tali regole fanno perdere ore preziose quando decine di imbarcazioni sono in difficoltà.
L’incidente arriva in un momento in cui il maltempo invernale rende le traversate ancora più pericolose, ma i trafficanti continuano a pubblicizzare tariffe scontate prima dell’avvio, previsto per quest’anno, del nuovo Sistema di Entrata/Uscita dell’UE con controlli biometrici. Secondo il ministero dell’Interno italiano, a gennaio sono già arrivate via mare 4.120 persone, il doppio rispetto allo stesso periodo del 2025, segno che le politiche di deterrenza non stanno frenando le partenze.
Per i responsabili della mobilità globale e delle assegnazioni, la crisi umanitaria è concreta: i fornitori di sicurezza aziendale segnalano una crescente pressione da migrazioni secondarie intorno ai nodi logistici italiani, con controlli ad hoc della polizia su navette per il personale e convogli di merci. Le aziende con programmi di responsabilità sociale d’impresa dedicati all’impiego dei rifugiati potrebbero trovare nuove opportunità per sostenere progetti di integrazione in Sicilia e Puglia, mentre i sopravvissuti ottengono protezione temporanea.
IRC chiede che il Patto UE su Migrazione e Asilo includa una missione di soccorso permanente guidata dagli Stati e un meccanismo automatico di ricollocamento per alleggerire la pressione sul sistema di accoglienza italiano, che attualmente ospita 138.000 richiedenti asilo, il 30% oltre la capacità.
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