
L'Istituto Nazionale di Statistica spagnolo (INE) ha riportato il 18 febbraio che nel 2025 i nati sono aumentati dell'1% rispetto all'anno precedente, raggiungendo 321.164 – il primo incremento dal 2014. Nonostante questo segnale positivo, i decessi superano ancora i nati di oltre 122.000 unità, rendendo la Spagna dipendente dall'immigrazione per sostenere la forza lavoro e il sistema pensionistico.
Il Primo Ministro Pedro Sánchez ha più volte sottolineato che la realtà demografica giustifica la decisione del suo governo di regolarizzare fino a mezzo milione di migranti irregolari. Anche le associazioni imprenditoriali concordano: la popolazione in età lavorativa in Spagna è destinata a diminuire di 3 milioni nel prossimo decennio, anche se la fertilità si stabilizzasse, mettendo a rischio i bacini di talento per i poli tecnologici di Madrid, Barcellona e Málaga.
Il lieve aumento delle nascite è attribuito a gravidanze rimandate durante la pandemia e all’ampliamento dei congedi parentali entrati in vigore nel 2024. Tuttavia, i demografi avvertono che senza misure strutturali – come abitazioni accessibili, servizi per l’infanzia e sicurezza del lavoro – questa tendenza difficilmente si manterrà. L’immigrazione resta quindi la leva principale per contrastare l’invecchiamento della popolazione.
Per i responsabili della mobilità internazionale, i dati rafforzano l’attrattiva della Spagna come meta accogliente per talenti stranieri, necessari a colmare le carenze di competenze in ingegneria, sanità e ospitalità. Segnala inoltre che le autorità difficilmente imporranno limiti restrittivi ai visti nel breve termine; al contrario, potrebbero ampliare canali come il visto per nomadi digitali o i permessi per talenti legati alla nuova legge sulle startup.
Le aziende che pianificano trasferimenti a lungo termine dovrebbero comunque monitorare il clima politico, dato che i partiti di opposizione definiscono la regolarizzazione una mossa azzardata. Ma i dati dell’INE offrono ai decisori politici nuovi argomenti per sostenere che un’immigrazione controllata è essenziale per la resilienza economica della Spagna.
Il Primo Ministro Pedro Sánchez ha più volte sottolineato che la realtà demografica giustifica la decisione del suo governo di regolarizzare fino a mezzo milione di migranti irregolari. Anche le associazioni imprenditoriali concordano: la popolazione in età lavorativa in Spagna è destinata a diminuire di 3 milioni nel prossimo decennio, anche se la fertilità si stabilizzasse, mettendo a rischio i bacini di talento per i poli tecnologici di Madrid, Barcellona e Málaga.
Il lieve aumento delle nascite è attribuito a gravidanze rimandate durante la pandemia e all’ampliamento dei congedi parentali entrati in vigore nel 2024. Tuttavia, i demografi avvertono che senza misure strutturali – come abitazioni accessibili, servizi per l’infanzia e sicurezza del lavoro – questa tendenza difficilmente si manterrà. L’immigrazione resta quindi la leva principale per contrastare l’invecchiamento della popolazione.
Per i responsabili della mobilità internazionale, i dati rafforzano l’attrattiva della Spagna come meta accogliente per talenti stranieri, necessari a colmare le carenze di competenze in ingegneria, sanità e ospitalità. Segnala inoltre che le autorità difficilmente imporranno limiti restrittivi ai visti nel breve termine; al contrario, potrebbero ampliare canali come il visto per nomadi digitali o i permessi per talenti legati alla nuova legge sulle startup.
Le aziende che pianificano trasferimenti a lungo termine dovrebbero comunque monitorare il clima politico, dato che i partiti di opposizione definiscono la regolarizzazione una mossa azzardata. Ma i dati dell’INE offrono ai decisori politici nuovi argomenti per sostenere che un’immigrazione controllata è essenziale per la resilienza economica della Spagna.
Fonte: The Local ES (AFP)
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