
Il Dipartimento Federale degli Affari Esteri (DFAE) della Svizzera ha confermato a tarda sera dell'11 marzo la chiusura della sua ambasciata a Teheran e l’evacuazione via terra del suo personale composto da sei membri verso un paese confinante. La decisione segue il rapido peggioramento delle condizioni di sicurezza nella capitale iraniana, dopo una settimana di intensi bombardamenti aerei e disordini nelle strade. La chiusura è un evento molto raro: la Svizzera rappresenta gli interessi degli Stati Uniti in Iran dal 1980 ed è uno dei pochi paesi occidentali con una presenza diplomatica continua nel paese. Ritirando i suoi diplomatici, Berna segnala che la sicurezza fisica del personale e la capacità di fornire servizi consolari non possono più essere garantite. L’assistenza consolare per circa 1.000 cittadini svizzeri residenti o in transito in Iran è stata trasferita all’ambasciata svizzera ad Ankara, che attiverà una linea di emergenza attiva 24 ore su 24. I viaggiatori d’affari e le multinazionali con contratti in Iran si trovano ora di fronte a vincoli pratici immediati. I cittadini svizzeri non potranno più rinnovare passaporti, autenticare documenti o ottenere documenti di viaggio d’emergenza a Teheran. Il rilascio dei visti per gli iraniani diretti in Svizzera è sospeso fino a nuovo avviso. Le aziende che si affidano all’ambasciata per autenticare documenti commerciali o risolvere problemi normativi dovranno ora prevedere tempi più lunghi o deviare le pratiche tramite notai turchi, aumentando costi e complessità. Il DFAE sottolinea che il suo mandato di “buoni uffici” — facilitare la comunicazione tra Washington e Teheran — resta in vigore, ma sarà svolto a distanza per il momento. In caso di un ampliamento del conflitto, le compagnie aeree svizzere potrebbero affrontare ulteriori restrizioni di sorvolo e i premi assicurativi per le missioni all’estero in Iran sono destinati a salire sensibilmente. I responsabili della mobilità sono invitati a rivedere i piani di evacuazione, assicurarsi che i viaggiatori si registrino sull’app Travel Admin del DFAE e considerare hub alternativi come Dubai o Doha per i movimenti di personale critico. Gli analisti osservano che la riapertura della rappresentanza svizzera dipenderà non solo dalle condizioni di sicurezza, ma anche dai segnali politici provenienti sia da Teheran che da Washington. Anche una chiusura temporanea evidenzia la fragilità delle presenze aziendali in mercati ad alto rischio e l’importanza di politiche di mobilità flessibili.
Fonte: FDFA Press Release
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