
In un uso straordinario dei nuovi poteri di emergenza in materia di migrazione, l’Australia ha sospeso per i prossimi sei mesi il diritto di ogni cittadino iraniano titolare di un visto turistico valido (sottoclasse 600) di entrare nel paese. Il Ministro degli Affari Interni, Tony Burke, ha emesso il 25 marzo un “provvedimento di controllo degli arrivi”, motivandolo con il timore che l’escalation del conflitto in Iran possa lasciare i visitatori bloccati e impossibilitati a tornare a casa. È la prima volta che il governo Albanese attiva la sezione 84B del Migration Act, una norma approvata d’urgenza in parlamento all’inizio del mese che consente ai ministri di bloccare l’ingresso a intere nazionalità senza annullare i visti già concessi.
I funzionari hanno riferito a una commissione del Senato che oltre 7.200 titolari di visti temporanei iraniani si trovano attualmente fuori dall’Australia. Sebbene siano previste esenzioni umanitarie per i genitori di cittadini australiani e altri casi di particolare sensibilità, la maggior parte dei turisti che avevano già prenotato e pagato i viaggi si trova ora in una situazione di incertezza prolungata. Le compagnie aeree hanno iniziato a segnalare le prenotazioni interessate, mentre le assicurazioni di viaggio precisano che i rimborsi dipenderanno dalle condizioni specifiche delle polizze, dato che i visti restano formalmente “validi” anche se l’imbarco sarà negato al check-in.
Burke ha difeso la decisione definendola una “risposta proporzionata e temporanea” volta a preservare l’integrità del programma migratorio australiano. “Le decisioni sulle permanenze definitive in Australia devono essere scelte deliberate del governo, non conseguenze casuali di chi ha prenotato una vacanza”, ha dichiarato, aggiungendo che il governo “adatterà le misure secondo necessità” in base all’evoluzione della situazione regionale.
L’annuncio ha suscitato dure critiche da parte di associazioni per i diritti dei rifugiati e avvocati specializzati in migrazione. L’Asylum Seeker Resource Centre ha definito la misura “un tradimento enorme”, sostenendo che punisce persone che hanno rispettato le regole e pagato ingenti tasse per il visto. L’indipendente Zali Steggall ha avvertito che concedere ai ministri il potere illimitato di invalidare ingressi legittimi “minaccia la fiducia nell’intero sistema migratorio e crea un pericoloso precedente”.
Per i responsabili della mobilità globale, la priorità immediata è identificare i cittadini iraniani nel proprio organico o pipeline di talenti che avevano in programma visite di breve durata per affari o famiglia nei prossimi mesi. I datori di lavoro dovrebbero valutare soluzioni di lavoro a distanza o considerare di far transitare i viaggi essenziali attraverso hub di paesi terzi almeno fino a fine settembre 2026, data prevista per la scadenza del provvedimento (salvo rinnovi). Si consiglia inoltre di aggiornare i briefing sui rischi per i viaggiatori: i nuovi poteri si applicano a *tutti* i visti temporanei, quindi sospensioni analoghe potrebbero essere imposte a breve termine anche ad altre nazionalità in caso di peggioramento delle condizioni geopolitiche.
I funzionari hanno riferito a una commissione del Senato che oltre 7.200 titolari di visti temporanei iraniani si trovano attualmente fuori dall’Australia. Sebbene siano previste esenzioni umanitarie per i genitori di cittadini australiani e altri casi di particolare sensibilità, la maggior parte dei turisti che avevano già prenotato e pagato i viaggi si trova ora in una situazione di incertezza prolungata. Le compagnie aeree hanno iniziato a segnalare le prenotazioni interessate, mentre le assicurazioni di viaggio precisano che i rimborsi dipenderanno dalle condizioni specifiche delle polizze, dato che i visti restano formalmente “validi” anche se l’imbarco sarà negato al check-in.
Burke ha difeso la decisione definendola una “risposta proporzionata e temporanea” volta a preservare l’integrità del programma migratorio australiano. “Le decisioni sulle permanenze definitive in Australia devono essere scelte deliberate del governo, non conseguenze casuali di chi ha prenotato una vacanza”, ha dichiarato, aggiungendo che il governo “adatterà le misure secondo necessità” in base all’evoluzione della situazione regionale.
L’annuncio ha suscitato dure critiche da parte di associazioni per i diritti dei rifugiati e avvocati specializzati in migrazione. L’Asylum Seeker Resource Centre ha definito la misura “un tradimento enorme”, sostenendo che punisce persone che hanno rispettato le regole e pagato ingenti tasse per il visto. L’indipendente Zali Steggall ha avvertito che concedere ai ministri il potere illimitato di invalidare ingressi legittimi “minaccia la fiducia nell’intero sistema migratorio e crea un pericoloso precedente”.
Per i responsabili della mobilità globale, la priorità immediata è identificare i cittadini iraniani nel proprio organico o pipeline di talenti che avevano in programma visite di breve durata per affari o famiglia nei prossimi mesi. I datori di lavoro dovrebbero valutare soluzioni di lavoro a distanza o considerare di far transitare i viaggi essenziali attraverso hub di paesi terzi almeno fino a fine settembre 2026, data prevista per la scadenza del provvedimento (salvo rinnovi). Si consiglia inoltre di aggiornare i briefing sui rischi per i viaggiatori: i nuovi poteri si applicano a *tutti* i visti temporanei, quindi sospensioni analoghe potrebbero essere imposte a breve termine anche ad altre nazionalità in caso di peggioramento delle condizioni geopolitiche.
Fonte: The Guardian
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