
Il governo Albanese ha attivato per la prima volta il Regolamento di modifica sulla migrazione (Controllo degli arrivi – visti temporanei), utilizzando i nuovi poteri della sezione 84B per sospendere l’ingresso ai titolari di visti turistici iraniani. Il ministro degli Interni, Tony Burke, ha dichiarato ai giornalisti il 26 marzo che oltre 7.000 persone in possesso di un visto Visitor (Subclass 600) associato a un passaporto iraniano saranno respinte al check-in o non potranno imbarcarsi per almeno sei mesi. Il divieto è stato giustificato per motivi di interesse nazionale e rischio di mancato rientro, in un contesto di escalation del conflitto in Iran.
Secondo la disposizione, sono esentati solo gli iraniani già in transito o presenti in Australia, oltre ai coniugi, figli a carico e genitori di cittadini australiani o residenti permanenti. Le compagnie aeree hanno ricevuto solo 24 ore di preavviso per aggiornare i messaggi DOCO e le indicazioni Timatic, costringendo diversi vettori del Golfo e dell’Asia a riorganizzare le prenotazioni e a rinunciare alle penali di modifica. L’aeroporto di Perth ha confermato che cinque voli in arrivo da Kuala Lumpur, Singapore e Doha venerdì opereranno con carichi ridotti, mentre agenti della Australian Border Force sono stati dispiegati negli aeroporti esteri per rafforzare la direttiva.
Gli avvocati specializzati in migrazione sottolineano che questa misura evidenzia la volontà del governo di esercitare poteri ampi che possono annullare visti già concessi senza controllo parlamentare. “I viaggiatori d’affari provenienti da giurisdizioni sanzionate temeranno di trovarsi improvvisamente bloccati,” ha commentato Josh Khoury, partner di Fragomen a Sydney, osservando che le aziende potrebbero dover rivedere le valutazioni di rischio per i lavoratori in trasferta e i delegati a conferenze. Anche le università, che lo scorso anno hanno reclutato un record di 1.200 studenti iraniani per corsi brevi, cercano indicazioni su rimborsi e rinvii.
Il divieto improvviso ha suscitato critiche da parte di associazioni per i rifugiati e deputati indipendenti, che lo considerano un colpo alla fiducia nel sistema dei visti australiano e temono possibili ritorsioni. L’indipendente Zali Steggall ha proposto modifiche per obbligare a presentare le decisioni ministeriali entro 48 ore. Burke ha replicato che i poteri sono necessari per tutelare l’integrità della migrazione temporanea in una situazione di sicurezza instabile, lasciando intendere che altre nazionalità potrebbero essere aggiunte se cambiano i parametri di rischio di mancato rientro.
Il messaggio per i responsabili della mobilità è chiaro: le notifiche di concessione del visto non sono più garanzie assolute. Le aziende con dipendenti iraniani in mobilità globale dovrebbero sospendere i viaggi non essenziali, valutare opzioni di lavoro a distanza e monitorare quotidianamente gli avvisi del Dipartimento degli Interni. Le compagnie di assicurazione viaggio avvertono che le polizze potrebbero non coprire i costi derivanti da rifiuti regolamentari, quindi la riorganizzazione preventiva degli itinerari – preferibilmente con passaporti di paesi terzi – potrebbe essere l’unica soluzione pratica nel breve termine.
Secondo la disposizione, sono esentati solo gli iraniani già in transito o presenti in Australia, oltre ai coniugi, figli a carico e genitori di cittadini australiani o residenti permanenti. Le compagnie aeree hanno ricevuto solo 24 ore di preavviso per aggiornare i messaggi DOCO e le indicazioni Timatic, costringendo diversi vettori del Golfo e dell’Asia a riorganizzare le prenotazioni e a rinunciare alle penali di modifica. L’aeroporto di Perth ha confermato che cinque voli in arrivo da Kuala Lumpur, Singapore e Doha venerdì opereranno con carichi ridotti, mentre agenti della Australian Border Force sono stati dispiegati negli aeroporti esteri per rafforzare la direttiva.
Gli avvocati specializzati in migrazione sottolineano che questa misura evidenzia la volontà del governo di esercitare poteri ampi che possono annullare visti già concessi senza controllo parlamentare. “I viaggiatori d’affari provenienti da giurisdizioni sanzionate temeranno di trovarsi improvvisamente bloccati,” ha commentato Josh Khoury, partner di Fragomen a Sydney, osservando che le aziende potrebbero dover rivedere le valutazioni di rischio per i lavoratori in trasferta e i delegati a conferenze. Anche le università, che lo scorso anno hanno reclutato un record di 1.200 studenti iraniani per corsi brevi, cercano indicazioni su rimborsi e rinvii.
Il divieto improvviso ha suscitato critiche da parte di associazioni per i rifugiati e deputati indipendenti, che lo considerano un colpo alla fiducia nel sistema dei visti australiano e temono possibili ritorsioni. L’indipendente Zali Steggall ha proposto modifiche per obbligare a presentare le decisioni ministeriali entro 48 ore. Burke ha replicato che i poteri sono necessari per tutelare l’integrità della migrazione temporanea in una situazione di sicurezza instabile, lasciando intendere che altre nazionalità potrebbero essere aggiunte se cambiano i parametri di rischio di mancato rientro.
Il messaggio per i responsabili della mobilità è chiaro: le notifiche di concessione del visto non sono più garanzie assolute. Le aziende con dipendenti iraniani in mobilità globale dovrebbero sospendere i viaggi non essenziali, valutare opzioni di lavoro a distanza e monitorare quotidianamente gli avvisi del Dipartimento degli Interni. Le compagnie di assicurazione viaggio avvertono che le polizze potrebbero non coprire i costi derivanti da rifiuti regolamentari, quindi la riorganizzazione preventiva degli itinerari – preferibilmente con passaporti di paesi terzi – potrebbe essere l’unica soluzione pratica nel breve termine.
Fonte: ABC News
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