
In una delle operazioni di rimpatrio più complesse da quando l’Australia ha iniziato a riportare a casa cittadini bloccati in ex zone di conflitto, tre donne e nove bambini con legami con lo Stato Islamico sono atterrati a Melbourne e Sydney il 7 maggio 2026. Gli agenti della Polizia Federale Australiana (AFP) hanno arrestato le donne non appena hanno superato l’immigrazione. Due di loro sono state poi accusate di crimini contro l’umanità, inclusa la schiavitù, mentre la terza deve rispondere di appartenenza a organizzazioni terroristiche e reati legati ad aree dichiarate, con pene fino a 25 anni. Gli arrivi hanno concluso un viaggio durato due settimane, iniziato con il rilascio del gruppo dal campo di al-Roj nel nord-est della Siria, struttura che ospita ancora circa 21 cittadini australiani. Il ruolo del Qatar è stato cruciale: i viaggiatori hanno transitato da Doha su due voli Qatar Airways ravvicinati prima di atterrare su lati opposti del continente. Il Dipartimento degli Affari Esteri e del Commercio ha ribadito di non aver fornito “alcuna facilitazione”, lasciando alle autorità siriane e qatariote la gestione delle uscite. Le agenzie di controllo delle frontiere hanno allestito un ampio cordone di sicurezza discreto. A Melbourne, agenti in borghese hanno scortato le famiglie attraverso un assembramento di media fino ai minibus in attesa, mentre unità tattiche di polizia hanno presidiato le aree pubbliche. Precauzioni analoghe sono state adottate a Sydney. Le autorità affermano che nessuno dei minori rientrati è oggetto di indagine, ma sono già iniziate valutazioni per la protezione dei minori in entrambi gli stati. Il rimpatrio ha riacceso il dibattito interno australiano su come bilanciare i rischi per la sicurezza nazionale con gli obblighi umanitari verso i cittadini, in particolare i bambini, bloccati in stati falliti. I leader della comunità musulmana hanno invitato alla calma, avvertendo che un linguaggio infiammatorio potrebbe alimentare divisioni sociali. I responsabili della mobilità aziendale devono aspettarsi controlli più rigorosi per gli itinerari di transito in Medio Oriente nel breve termine, mentre le autorità ricalibrano liste di sorveglianza e banche dati di no-fly. Per i datori di lavoro multinazionali, l’episodio è un monito: la cittadinanza non garantisce viaggi senza restrizioni. Ordini di esclusione temporanea e mandati di arresto per terrorismo possono ancora bloccare il personale al confine. Le aziende che spostano personale dentro o fuori dall’Australia dovrebbero quindi mantenere controlli in tempo reale sullo status legale dei dipendenti e consultare i team di gestione del rischio viaggio prima di prenotare itinerari complessi attraverso regioni vicine a conflitti.
Fonte: ABC News