
L’organizzazione di advocacy Sustainable Population Australia (SPA) ha risposto duramente ai commenti del Ministro dell’Immigrazione Tony Burke durante un podcast con Indian Link Media, in cui ha ipotizzato percorsi verso la residenza permanente e la cittadinanza per i tre milioni di titolari di visti temporanei a lungo termine nel Paese. In una dichiarazione del 7 maggio, SPA sostiene che la proposta spingerebbe l’Australia oltre i suoi “limiti ecologici”, citando la carenza di alloggi, i ritardi nelle infrastrutture e la scarsa rappresentanza dei migranti nei settori dell’edilizia. Il gruppo chiede una drastica riduzione dei visti temporanei e un obiettivo annuo di migrazione netta intorno a 70.000, meno di un quarto degli arrivi recenti. Lo scontro mette in luce le crescenti divisioni politiche: mentre le associazioni imprenditoriali vedono nella migrazione una soluzione alla carenza di manodopera, le ONG ambientali e per la popolazione temono l’impatto sulle emissioni di carbonio e lo sfruttamento delle risorse. Burke non ha formalmente approvato i numeri di SPA, ma sostiene che garantire ai residenti di lungo periodo un ruolo nel Paese favorisca la coesione sociale e riduca lo sfruttamento. Per i datori di lavoro, questa battaglia politica potrebbe influenzare il prossimo Bilancio Federale (12 maggio) e il tetto del Programma di Migrazione per il 2026-27. Un orientamento verso percorsi permanenti potrebbe ridurre il turnover tra i lavoratori temporanei, ma una contemporanea riduzione dei nuovi visti temporanei potrebbe restringere il bacino di talenti. I responsabili della mobilità dovranno seguire con attenzione gli annunci della settimana del bilancio. Se il governo opterà per limiti più rigidi, le aziende dovranno competere più duramente per i pochi slot disponibili o puntare su strategie di visti regionali.
Fonte: Mirage News