
Solo otto mesi dopo l’attivazione del tanto atteso database biometrico alle frontiere europee, Bruxelles ha pubblicato le prime prove concrete su come il nuovo Sistema di Entrata/Uscita (EES) stia rivoluzionando i viaggi – e la Germania è al centro di questo cambiamento. Pubblicato il 18 maggio 2026, il quinto rapporto sullo Stato di Schengen della Commissione Europea conferma che, tra il lancio completo del sistema il 10 aprile 2026 e la fine del mese, gli Stati membri hanno registrato oltre 66 milioni di ingressi e uscite di cittadini non appartenenti all’UE. Circa 32.000 viaggiatori sono stati respinti perché i controlli automatizzati hanno rilevato che non avevano il diritto di entrare nel blocco. La Commissione definisce questi dati la prova che la frontiera esterna è ora “più protetta e digitalizzata”. La polizia federale tedesca, che gestisce i chioschi EES in 15 aeroporti e 50 valichi terrestri, rappresenta circa un sesto di tutte le transazioni – un volume che, secondo le autorità, avrebbe sovraccaricato il sistema manuale di timbratura dei passaporti. Per i viaggiatori d’affari e i responsabili della mobilità globale, questi dati sono un campanello d’allarme. Primo, le permanenze oltre il limite saranno ora rilevate automaticamente; i team HR che inviano personale in frequenti viaggi Schengen devono monitorare con ancora maggiore rigore la regola 90/180 giorni. Secondo, il rapporto conferma che ETIAS – l’autorizzazione di viaggio per i visitatori senza visto – è confermato per il lancio a fine 2026. Le aziende che ruotano personale statunitense, canadese o australiano nelle filiali tedesche devono prevedere la tassa di 7 euro e considerare questo passaggio aggiuntivo anche per itinerari con breve preavviso. La Commissione sfrutta inoltre il rapporto per promuovere la prima Strategia UE per i Visti, lanciata a gennaio, che promette un visto Schengen completamente digitale entro il 2031. La Germania è tra i primi ad adottarla: i suoi consolati in Brasile, India e Stati Uniti accettano già domande di visto online end-to-end per la “Opportunity Card” per cercatori di lavoro e la Blue Card UE. In pratica, meno appuntamenti in presenza, tempi di elaborazione più rapidi e, in definitiva, una tempistica di onboarding più prevedibile per i talenti stranieri diretti a Monaco o Berlino. Tuttavia, restano delle sfide. Sebbene le traversate illegali delle frontiere UE siano diminuite del 26% nel 2025, la Germania mantiene ancora controlli temporanei alle frontiere terrestri con Polonia, Repubblica Ceca e Austria, citando migrazioni secondarie. Le aziende di logistica segnalano che le ispezioni aggiungono fino a 90 minuti ad alcune rotte di supply chain transfrontaliere. La Commissione invita Berlino e i suoi vicini a “eliminare gradualmente i controlli interni non appena le condizioni lo permetteranno” – un promemoria che la politica migratoria può ancora ostacolare il progetto di mobilità di punta dell’Europa. Per ora, il messaggio è chiaro: l’EES è operativo, i dati sono disponibili e ogni viaggiatore che entra o esce dalla Germania lascerà un’impronta biometrica. La conformità – dalla categoria di visto corretta al conteggio preciso dei giorni – non è più opzionale, ma applicata digitalmente.
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