
A partire dal 1° giugno 2026, i richiedenti a cui viene negato un visto irlandese per soggiorni brevi (Tipo C) non potranno più contestare la decisione tramite il processo di ricorso amministrativo, ha confermato il Dipartimento di Giustizia. Il diritto di ricorso rimane valido solo per i casi trattati secondo la Direttiva UE sulla libera circolazione, principalmente per i familiari di cittadini UE, SEE, svizzeri o britannici. La svolta politica era stata anticipata dal Ministro Colm Brophy a fine maggio e formalmente attuata con un aggiornamento del sito del Servizio Immigrazione (ISD) il 29 maggio 2026. Secondo i funzionari, la misura consente di riallocare il personale addetto ai ricorsi verso i casi più complessi di rifiuto per soggiorni lunghi (Tipo D), come visti per lavoro, studio e ricongiungimento familiare, riducendo così le lunghe code accumulate dopo il blocco pandemico. Per i responsabili della mobilità, il messaggio è chiaro: “occorre fare tutto bene al primo tentativo.” Un dossier debole o incompleto per il visto da visitatore comporta ora una nuova domanda (con pagamento della tassa), che aggiunge 4-6 settimane ai piani di viaggio. Le organizzazioni che ospitano frequentemente riunioni esecutive in Irlanda dovrebbero rivedere i modelli di invito, assicurarsi che le prove finanziarie e l’itinerario rispettino gli standard ISD e prevedere tempi extra di margine per gli ospiti provenienti da paesi che richiedono il visto. Il cambiamento si applica in via prospettica: le lettere di rifiuto datate prima del 1° giugno restano appellabili per due mesi, ma fonti informali indicano che molti rinunciano al ricorso preferendo una nuova domanda AVATS, che può portare a una decisione più rapida. Gli esperti prevedono un aumento dei ricorsi giudiziari per contestazioni procedurali, ma tali casi sono costosi e lunghi. La maggior parte dei viaggiatori opterà per la via pragmatica della nuova domanda, rendendo più che mai fondamentale una presentazione iniziale solida e accurata.
Fonte: OraVisa