
Parlando a Vienna dopo i colloqui con la ministra dell’Interno belga Annelies Verlinden, il ministro dell’Interno austriaco Gerhard Karner ha categoricamente smentito le voci su imminenti deportazioni di massa verso la Siria. Saranno rimpatriati con la forza solo i siriani condannati per reati gravi, come il terrorista di 32 anni espulso all’inizio del mese, ha precisato Karner. La chiarificazione arriva in un momento di crescente preoccupazione tra la diaspora siriana in Austria, che conta circa 60.000 persone, dopo la notizia del programma pilota di incentivi economici per il rientro volontario. Karner ha sottolineato che “non ci saranno voli charter collettivi” e che le espulsioni avverranno esclusivamente caso per caso, in linea con la giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. La sua omologa belga Verlinden ha indicato che anche Bruxelles sta valutando un approccio simile nel contesto dei dibattiti sulla sicurezza interna. Per i datori di lavoro multinazionali, la dichiarazione rappresenta una rassicurazione a breve termine: il personale senza precedenti penali non rischia espulsioni improvvise. Tuttavia, le aziende devono continuare a monitorare i requisiti relativi ai precedenti penali nelle procedure di rinnovo dei permessi di lavoro e mantenere aggiornati i corsi di formazione sulla conformità. Gli esperti di immigrazione avvertono che le valutazioni individuali possono comunque essere accelerate, rendendo cruciale l’individuazione tempestiva di eventuali problemi legali. Karner ha inoltre colto l’occasione della conferenza stampa per promuovere una lista comune UE di paesi terzi “sicuri” e per chiedere controlli più rigorosi alle frontiere esterne, in vista del Consiglio Affari Interni della prossima settimana a Copenaghen. Gli operatori del settore viaggi d’affari temono che una lista “paesi sicuri” più restrittiva possa aumentare i controlli documentali ai punti di ingresso Schengen, soprattutto per i titolari di passaporti mediorientali in transito da Vienna. Gli analisti interpretano i due messaggi di Karner – incentivi per il rientro volontario e deportazioni forzate limitate – come parte di una strategia calibrata per mostrarsi decisi sulla sicurezza senza incorrere nelle conseguenze negative di espulsioni di massa. Questo equilibrio riflette il tentativo più ampio dell’Austria di influenzare le regole migratorie UE senza compromettere le esigenze del proprio mercato del lavoro.
Fonte: ALMAWQ3
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