
Bruxelles ha ospitato una sessione speciale del Gruppo di Lavoro sui Visti dell’UE/Comitato Misto il 25 giugno 2026, con la Repubblica Ceca presente al tavolo. All’ordine del giorno, molto fitto, c’era la proposta di revisione del meccanismo di sospensione previsto dall’articolo 25a del Codice dei Visti UE, lo strumento legale che consente all’Unione di reintrodurre l’obbligo di visto per cittadini di paesi terzi qualora un paese partner venga giudicato poco collaborativo su rimpatri, sicurezza delle frontiere o gestione migratoria. La presidenza ha inoltre proposto delle “misure ad hoc” che potrebbero essere adottate più rapidamente contro paesi considerati ad alto rischio.
Perché tutto ciò interessa Praga? I gruppi imprenditoriali cechi dipendono fortemente dalla possibilità di viaggi senza visto a breve termine per i loro team che si spostano verso clienti in Georgia, Kazakistan e altri stati del Partenariato Orientale. Un meccanismo di sospensione più severo o rapido potrebbe far sparire queste esenzioni con poco preavviso, costringendo le aziende ceche a richiedere visti Schengen per il personale in tempi stretti, aumentando costi e ritardi soprattutto nei periodi di picco delle missioni.
Solo nel 2025, secondo i dati del Ministero degli Affari Esteri, le aziende ceche hanno presentato oltre 27.000 inviti per visitatori esenti da visto provenienti da queste regioni; una sospensione li riporterebbe a lunghe code presso i consolati. Il documento di lavoro discusso dai delegati cita una “cooperazione insufficiente” da parte di diversi paesi su rimpatri e controlli di sicurezza. Sebbene non sia stata presa alcuna decisione immediata, i funzionari della Commissione hanno informato gli Stati membri che le proposte per restrizioni mirate sui visti per Guinea e Somalia sono pronte per l’approvazione e che è in corso una revisione per un “ambito geografico più ampio”.
I rappresentanti cechi hanno chiesto periodi di preavviso chiari e anticipati, affinché fiere commerciali a Brno e Ostrava — eventi che attirano centinaia di espositori africani e asiatici — non vengano compromesse all’ultimo minuto. Gli ufficiali hanno inoltre anticipato nuove linee guida della Commissione sull’uso legittimo dei visti e i “controlli digitali di conformità” in stile britannico, che diventeranno obbligatori alle frontiere Schengen con l’entrata in funzione del Sistema di Entrata/Uscita (EES) a ottobre.
Per la polizia di frontiera ceca, che gestisce circa 300.000 passaggi veicolari al giorno alle frontiere interne Schengen del paese, ciò significa aggiornare gli scanner portatili e formare 1.700 agenti durante l’estate. Prossimi passi: la Presidenza irlandese prenderà in carico il dossier il 1° luglio e punta a un accordo politico entro dicembre 2026. Le aziende ceche con un alto volume di visitatori extra-UE sono quindi invitate a verificare ora i flussi di viaggio di clienti e fornitori, prevedere nel budget eventuali costi per i visti più avanti nell’anno e monitorare attentamente le future decisioni di attuazione del Consiglio.
Perché tutto ciò interessa Praga? I gruppi imprenditoriali cechi dipendono fortemente dalla possibilità di viaggi senza visto a breve termine per i loro team che si spostano verso clienti in Georgia, Kazakistan e altri stati del Partenariato Orientale. Un meccanismo di sospensione più severo o rapido potrebbe far sparire queste esenzioni con poco preavviso, costringendo le aziende ceche a richiedere visti Schengen per il personale in tempi stretti, aumentando costi e ritardi soprattutto nei periodi di picco delle missioni.
Solo nel 2025, secondo i dati del Ministero degli Affari Esteri, le aziende ceche hanno presentato oltre 27.000 inviti per visitatori esenti da visto provenienti da queste regioni; una sospensione li riporterebbe a lunghe code presso i consolati. Il documento di lavoro discusso dai delegati cita una “cooperazione insufficiente” da parte di diversi paesi su rimpatri e controlli di sicurezza. Sebbene non sia stata presa alcuna decisione immediata, i funzionari della Commissione hanno informato gli Stati membri che le proposte per restrizioni mirate sui visti per Guinea e Somalia sono pronte per l’approvazione e che è in corso una revisione per un “ambito geografico più ampio”.
I rappresentanti cechi hanno chiesto periodi di preavviso chiari e anticipati, affinché fiere commerciali a Brno e Ostrava — eventi che attirano centinaia di espositori africani e asiatici — non vengano compromesse all’ultimo minuto. Gli ufficiali hanno inoltre anticipato nuove linee guida della Commissione sull’uso legittimo dei visti e i “controlli digitali di conformità” in stile britannico, che diventeranno obbligatori alle frontiere Schengen con l’entrata in funzione del Sistema di Entrata/Uscita (EES) a ottobre.
Per la polizia di frontiera ceca, che gestisce circa 300.000 passaggi veicolari al giorno alle frontiere interne Schengen del paese, ciò significa aggiornare gli scanner portatili e formare 1.700 agenti durante l’estate. Prossimi passi: la Presidenza irlandese prenderà in carico il dossier il 1° luglio e punta a un accordo politico entro dicembre 2026. Le aziende ceche con un alto volume di visitatori extra-UE sono quindi invitate a verificare ora i flussi di viaggio di clienti e fornitori, prevedere nel budget eventuali costi per i visti più avanti nell’anno e monitorare attentamente le future decisioni di attuazione del Consiglio.
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