
Durante la presentazione del Rapporto sull’Intelligence Svizzera 2026, il direttore del Servizio Federale di Intelligence (SFI), Serge Bavaud, ha avvertito che l’ambiente di sicurezza del Paese si sta “deteriorando da est, ovest e sud”, a causa dell’intensificarsi delle operazioni ibride della Russia, delle tensioni legate al conflitto in Iran che alimentano trame estremiste e dello sfruttamento delle rotte migratorie da parte della criminalità organizzata. Bavaud ha riferito ai giornalisti che decine di sospetti agenti stranieri, alcuni con copertura diplomatica, sono ancora attivi, e che le campagne di disinformazione digitale colpiscono sempre più la comunità degli espatriati e infrastrutture critiche come aeroporti e snodi ferroviari.
Sebbene il rapporto non contenga proposte politiche dirette, parlamentari federali di vari schieramenti hanno subito chiesto controlli più rigorosi sul personale diplomatico, maggiori finanziamenti per l’Ufficio Federale della Dogana e della Sicurezza delle Frontiere (UDSCF) e un’accelerazione nell’implementazione del Sistema di Entrata/Uscita dell’UE (EES), previsto ora per ottobre 2026. Alcuni deputati propongono inoltre di estendere i controlli biometrici ai terminal dell’aviazione privata e agli arrivi dei treni notturni dagli Stati confinanti.
Per i datori di lavoro multinazionali, il dibattito preannuncia una cooperazione più stretta tra autorità di sicurezza e migratorie. Si prevedono richieste più frequenti di verifiche approfondite per il personale con permessi di lavoro sponsorizzati, soprattutto in settori sensibili come farmaceutico, fintech ed energia. Le aziende che gestiscono data center o laboratori di ricerca e sviluppo sono invitate a rivedere i privilegi di accesso fisico per i collaboratori esterni e a elaborare piani di risposta per eventuali attacchi reputazionali online.
I responsabili della gestione dei rischi di viaggio dovrebbero considerare che un rafforzamento temporaneo dei controlli alle frontiere, simile a quello imposto durante il recente vertice G7 a Évian, potrebbe diventare più frequente in occasione di eventi di alto profilo o referendum. Un controllo più approfondito potrebbe allungare i tempi di passaggio per i titolari di passaporti non UE; sistemi di prenotazione anticipata e pass digitali per i viaggi potrebbero contribuire a ridurre i ritardi una volta attivato l’EES.
Sebbene il rapporto non contenga proposte politiche dirette, parlamentari federali di vari schieramenti hanno subito chiesto controlli più rigorosi sul personale diplomatico, maggiori finanziamenti per l’Ufficio Federale della Dogana e della Sicurezza delle Frontiere (UDSCF) e un’accelerazione nell’implementazione del Sistema di Entrata/Uscita dell’UE (EES), previsto ora per ottobre 2026. Alcuni deputati propongono inoltre di estendere i controlli biometrici ai terminal dell’aviazione privata e agli arrivi dei treni notturni dagli Stati confinanti.
Per i datori di lavoro multinazionali, il dibattito preannuncia una cooperazione più stretta tra autorità di sicurezza e migratorie. Si prevedono richieste più frequenti di verifiche approfondite per il personale con permessi di lavoro sponsorizzati, soprattutto in settori sensibili come farmaceutico, fintech ed energia. Le aziende che gestiscono data center o laboratori di ricerca e sviluppo sono invitate a rivedere i privilegi di accesso fisico per i collaboratori esterni e a elaborare piani di risposta per eventuali attacchi reputazionali online.
I responsabili della gestione dei rischi di viaggio dovrebbero considerare che un rafforzamento temporaneo dei controlli alle frontiere, simile a quello imposto durante il recente vertice G7 a Évian, potrebbe diventare più frequente in occasione di eventi di alto profilo o referendum. Un controllo più approfondito potrebbe allungare i tempi di passaggio per i titolari di passaporti non UE; sistemi di prenotazione anticipata e pass digitali per i viaggi potrebbero contribuire a ridurre i ritardi una volta attivato l’EES.
Fonte: Anadolu Agency
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