
Le guardie di frontiera polacche al trafficato valico stradale di Medyka, al confine tra Polonia e Ucraina, hanno fermato una donna ucraina di 48 anni dopo che lo scanner per la verifica dei documenti ha segnalato irregolarità nella sua carta di soggiorno polacca. Un rapido controllo forense sul posto ha confermato che sia la pagina dati in policarbonato sia i fili di sicurezza incorporati erano stati grossolanamente alterati, rendendo il documento invalido. Durante l’interrogatorio, la viaggiatrice ha ammesso di aver pagato 300 euro per la carta contraffatta e una Meldekarta fittizia, che avrebbe dovuto permetterle di tornare in Polonia per lavoro stagionale. Le autorità le hanno emesso un ordine amministrativo di rimpatrio e un divieto di ingresso immediato di tre anni valido per l’intera area Schengen. Sono inoltre in corso procedimenti penali per l’uso di un documento pubblico falso presso il tribunale distrettuale locale. L’Unità di Guardia di Frontiera di Bieszczady segnala che questo sequestro fa parte di una tendenza preoccupante: dal 1° gennaio 2026, agli ingressi orientali della Polonia sono stati intercettati oltre 2.100 documenti falsificati o alterati, tra permessi di soggiorno e patenti di guida. La maggior parte viene acquistata tramite app di messaggistica e utilizzata da potenziali migranti lavorativi che cercano di eludere le nuove norme più rigide sui permessi di lavoro introdotte quest’anno. Per datori di lavoro e responsabili della mobilità internazionale, il caso rappresenta un monito: la frode documentale è in aumento, in un contesto di carenza di manodopera e controlli più severi. Le aziende che inviano personale o collaboratori attraverso l’Ucraina dovrebbero prevedere tempi supplementari per i controlli di frontiera di base e assicurarsi che i reclutatori terzi verifichino l’autenticità dei titoli di soggiorno polacchi tramite il registro elettronico del Ministero dell’Interno prima della partenza.