
In una decisione annunciata a Bruxelles il 22 luglio 2026, la Commissione Europea ha rifiutato di registrare l’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) intitolata "Save Europe Act", definendola discriminatoria e contraria ai valori fondamentali dell’UE. Gli organizzatori chiedevano all’UE di imporre un immediato moratorio sull’immigrazione cosiddetta “non occidentale” — includendo ricongiungimenti familiari, visti per studio e lavoro — sostenendo che l’Europa stesse affrontando una “sostituzione demografica”.
Secondo il meccanismo ICE, sono necessari almeno un milione di firme raccolte in sette Stati membri prima che Bruxelles sia obbligata a prendere in considerazione una proposta legislativa. Dichiarando la proposta inammissibile già nella fase di registrazione, la Commissione ha di fatto bloccato la raccolta firme. I funzionari hanno spiegato che l’iniziativa viola gli articoli 2 e 21 dei Trattati UE, che sanciscono uguaglianza e non discriminazione.
La decisione è particolarmente rilevante per il Belgio, sede delle istituzioni europee e spesso teatro di campagne civiche paneuropee. Se l’ICE fosse stata ammessa, Bruxelles sarebbe diventata il fulcro di manifestazioni e attività di lobbying sia a favore che contro il moratorio. Anche i consulenti aziendali in materia di immigrazione hanno accolto con favore la chiarezza, sottolineando che il provvedimento — se mai adottato — avrebbe compromesso i canali di reclutamento di talenti extra-UE nei settori tecnologico e farmaceutico belgi.
Sebbene il caso sia chiuso, gli osservatori prevedono un aumento di iniziative ICE a sfondo ideologico sul tema migratorio, soprattutto dopo il picco di arrivi di richiedenti asilo nel 2025. I professionisti della mobilità dovrebbero monitorare attentamente la fase di prima valutazione delle ICE per anticipare rischi politici ben prima che entrino nell’agenda legislativa.
Secondo il meccanismo ICE, sono necessari almeno un milione di firme raccolte in sette Stati membri prima che Bruxelles sia obbligata a prendere in considerazione una proposta legislativa. Dichiarando la proposta inammissibile già nella fase di registrazione, la Commissione ha di fatto bloccato la raccolta firme. I funzionari hanno spiegato che l’iniziativa viola gli articoli 2 e 21 dei Trattati UE, che sanciscono uguaglianza e non discriminazione.
La decisione è particolarmente rilevante per il Belgio, sede delle istituzioni europee e spesso teatro di campagne civiche paneuropee. Se l’ICE fosse stata ammessa, Bruxelles sarebbe diventata il fulcro di manifestazioni e attività di lobbying sia a favore che contro il moratorio. Anche i consulenti aziendali in materia di immigrazione hanno accolto con favore la chiarezza, sottolineando che il provvedimento — se mai adottato — avrebbe compromesso i canali di reclutamento di talenti extra-UE nei settori tecnologico e farmaceutico belgi.
Sebbene il caso sia chiuso, gli osservatori prevedono un aumento di iniziative ICE a sfondo ideologico sul tema migratorio, soprattutto dopo il picco di arrivi di richiedenti asilo nel 2025. I professionisti della mobilità dovrebbero monitorare attentamente la fase di prima valutazione delle ICE per anticipare rischi politici ben prima che entrino nell’agenda legislativa.
Fonte: Euractiv
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