
Leonard Lyons, residente nel West Cork, ha reso pubblica la sua battaglia durata 14 mesi per ottenere un visto di lunga durata D per ricongiungimento familiare per sua moglie filippina, Rosel, e il loro figlio di nove mesi, Leo – cittadino irlandese che ora affronta problemi respiratori causati dalla caduta di cenere dopo l’eruzione recente del Monte Kanlaon. La domanda, presentata per la prima volta a luglio 2025, è ancora in attesa di una decisione di primo grado, nonostante il Dipartimento di Giustizia stia attualmente processando le pratiche di ricongiungimento familiare risalenti a luglio 2024. Lyons ha dichiarato all’Irish Examiner di aver presentato una richiesta di accelerazione d’emergenza a luglio, dopo che la cenere trasportata dall’aria ha raggiunto Cebu, dove vivono Rosel e il bambino, ma non ha ricevuto alcuna risposta concreta. Il Servizio Immigrazione si propone un termine di 12 mesi per la gestione di questi casi, ma spesso lo supera. Il dipartimento ha rifiutato di commentare casi specifici, sostenendo però che la maggior parte delle domande rispetta i tempi previsti. Il caso mette in luce i ritardi persistenti che colpiscono i coniugi non appartenenti all’UE di cittadini irlandesi. Gli avvocati specializzati in mobilità segnalano che i visti per ricongiungimento familiare possono ora arrivare a durare fino a 16 mesi, mettendo a rischio la possibilità per i lavoratori di iniziare i loro incarichi in Irlanda o costringendo a vivere in due città diverse, con conseguenti costi fiscali e di benessere per i datori di lavoro. Per i team HR, i lunghi tempi di attesa compromettono la comunicazione per l’attrazione dei talenti e possono portare a rinegoziazioni contrattuali o a indennità di trasferimento. I consulenti raccomandano di presentare fin da subito prove documentali di alloggio e supporto finanziario e, in presenza di problemi di salute, di fornire certificati medici per giustificare una priorità umanitaria.
Fonte: Irish Examiner