
Intervenendo all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 24 settembre, il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha sostenuto che “disuguaglianza, disperazione e disinformazione” hanno alimentato l’ingresso di massa a Ceuta avvenuto a luglio. Ha messo in guardia dal dipingere i migranti come nemici e ha ribadito l’impegno della Spagna a gestire le frontiere nel rispetto dei diritti umani. Le dichiarazioni di Sánchez arrivano in un contesto di crescente polarizzazione interna: il partito di opposizione Vox chiede la militarizzazione permanente della recinzione di Ceuta, mentre le ONG accusano il governo di respingimenti sommari. Portando la questione sul palco delle Nazioni Unite, il premier ha voluto presentare la Spagna come difensore di soluzioni multilaterali per la migrazione, a poche settimane dall’avvio della fase decisiva dei negoziati UE sul Patto su Migrazione e Asilo. Per i datori di lavoro internazionali, il discorso indica che la Spagna difficilmente adotterà politiche di frontiera rigide alla ungherese, nonostante le recenti misure di sicurezza. I programmi di mobilità possono quindi aspettarsi continuità nelle procedure di visto e rilascio dei permessi di soggiorno, anche se potrebbero persistere controlli temporanei alle frontiere Schengen, come quelli sui voli provenienti dall’Italia. Sánchez ha inoltre sottolineato il raddoppio dell’aiuto allo sviluppo da parte della Spagna e ha chiesto una regolamentazione più severa delle piattaforme social che diffondono narrazioni anti-migranti, un ambito che potrebbe portare a nuove norme UE sui servizi digitali con impatti anche sulle comunicazioni aziendali.
Fonte: Europa Press
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