
Il governo spagnolo sta accelerando per introdurre una riforma legislativa d’emergenza che ridurrebbe drasticamente i tempi di gestione degli ordini di rimpatrio per i migranti irregolari attualmente bloccati nell’exclave nordafricana di Ceuta. Secondo una bozza elaborata dal Ministero della Politica Territoriale e discussa nella notte tra il 24 e il 25 settembre, Madrid intende dimezzare il termine massimo amministrativo per le decisioni di espulsione, portandolo da 60 a soli 30 giorni, applicando la modifica anche retroattivamente ai circa 20.000 migranti entrati a fine luglio. Le autorità sostengono che le scadenze attuali siano impraticabili, vista la portata dell’ingresso massiccio di quest’estate, che ha saturato la capacità di accoglienza locale e scatenato tensioni diplomatiche con Marocco e Italia. Riducendo a metà i tempi di gestione, il Ministero dell’Interno punta ad alleviare la pressione sui centri temporanei, accelerare i voli di ricongiungimento familiare per i minori e liberare risorse per valutare i casi di asilo autentici. Fonti vicine al team di redazione riferiscono che la riforma sarà presentata nel Consiglio dei Ministri di martedì e, se approvata, potrebbe entrare in vigore all’inizio di ottobre tramite un Decreto Legge. Le ONG per i diritti umani hanno già espresso preoccupazione che la compressione dei tempi possa compromettere le garanzie individuali. Secondo la Direttiva UE sui rimpatri 2008/115/CE, gli Stati membri devono garantire che ogni ordine di allontanamento sia accompagnato da un ricorso effettivo e che le persone vulnerabili, comprese le vittime di tratta, ricevano una valutazione specializzata. Il governo assicura che il nuovo testo resterà pienamente conforme alle norme UE, ma gli avvocati ricordano che la Spagna ha già accumulato 14 procedure d’infrazione negli ultimi dieci anni proprio per le tutele nelle procedure di rimpatrio. Per le aziende con personale in missione transfrontaliera in Nord Africa o impegnate in operazioni di supply chain attraverso lo Stretto di Gibilterra, la modifica proposta segnala un inasprimento dei controlli al confine esterno spagnolo. I datori di lavoro devono prevedere controlli documentali più rigorosi al porto e all’eliporto di Ceuta e considerare possibili ritardi o dinieghi nella pianificazione dei viaggi per i collaboratori extracomunitari. Le multinazionali che trasferiscono personale umanitario o logistico a Ceuta sono invitate a rivedere i manuali di conformità e a garantire che i dipendenti siano muniti di prove di scopo legittimo e alloggio. Se il decreto sarà varato, sarà la seconda misura significativa di controllo migratorio adottata da Madrid in questo trimestre, dopo la reintroduzione l’8 agosto dei controlli Schengen sugli arrivi dall’Italia. Queste mosse evidenziano il cambio di strategia della Spagna verso una gestione rapida delle frontiere, un modello che potrebbe fare da esempio per altri Stati UE alle prese con flussi improvvisi alle frontiere esterne o interne.
Fonte: El Independiente
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